L'angelo della morte
Pamela Li Manni
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Ho sentito il profumo tuo,
ancor prima di sapere del tuo sguardo insistente sul mio cuore,
così rumoroso nel suo musicar l'amore,
da disturbarti la quiete...
L'hai sempre odiato questo cuore,
soggetto mio malinconico,
preso di mira dalla vita arcigna,
ma sempre pronto alla danza sull'Empireo dell'emozioni...
Detto e fatto:
"T'avevo avvertito...
Perirai per mano mia, e felice di farlo,
ché vivere col dolore, consuma la fiamma,
d'una gialla candela che volge alla fine...".
E così m'hai messo fra le braccia il più dolce degl'amori:
un cerchio tagliato a spicchi.
Ogni spicchio, un sentimento.
L'insieme del mio immenso tutto:
il mio universo, paragonato all'infinito.
- Se ti domandi cos'è l'infinito, basta quantificare il tempo in cui l'amerò... -
Io: mamma, moglie, figlia, amante dei sensi, della natura,
degl'animali, di tutto il creato e di ciò ch'ancora dev'essere inventato.
Un sapor di miele in bocca.
Quello indelebile dal palato che mai ha saputo il gusto suo...
E poi è accaduto.
Ad un passo d'un dir felice,
sei giunto al capezzale dei miei sogni ed hai reciso le ali d'essi, impedendone il giusto volo...
Ed è morte a catena.
Spicchio dopo spicchio,
sinché il cerchio diverrà solo una linea continua.
La stessa che suona, come il mio respiro assente.
Ora sei qui, seduto sulla lapide mia,
coi dubbi di chi molto ha tolto e troppo ha macchiato
quel lembo di cielo incontaminato.
Il più chiaro,
ché benedetto e baciato dal giallo raggio e dal bianco notte.
Poi ti desti e te ne vai:
sei l'angelo della morte,
e questo è ciò per cui vivi e per cui muori.
Così è.
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Pamela Li Manni
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