Del cesto la bocca

Tra le panchine di mia sosta gradita
una più d’altre suadente mi invita.
È un quieto sito, con gran spazio intorno
ove il sol non ferisce, e raccolto al tramonto.
Ma a sera, delle folte, arboree chiome
oscuran la face che vien dal lampione;
un angolo resta in fin di panchina,
ove appena di luce rimane una spira.
Son tenebre intorno; riman l’angoletto
ed io ben felice è proprio lì che mi metto.
Ma è proprio qui che però sorge un problema
allorquando lo "struscio" raggiunge la piena.
Ché proprio lì accanto ove è seder mio costume,
insiste un gran secchio a raccoglier pattume;
e quell’apertura ove gettan la cosa
un palmo sol dista dalla mia guancia rosa.
Allor se alcun vedo che a me s’appropinqua,
tra labbro e il palato rinserro la lingua.
Estremo terrore è per me lo sbadiglio!
Al sopravvenire sarebbe scompiglio!
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L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
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