La violenza verbale

Tenere, sussurrate voci d’incoscio
Lasciano presagire infausti intenti
Come d’aprir finestra
In insperato fortunale
Male serpeggiante fra le viscere
Odio nascosto tra le pieghe della pelle
Viscida essenza, fetida speme
di assente coscienza, in triste divenir
Vile occorrenza di nascite premature
Di creature malformi e dannate
Semina tragedia di mutevole aspetto
Ad ingannar letizia e gioia
Acri destini disperati
Infliggono pene dolorose
A timidi turisti di passaggio
Che sanguinano di spine di rose
Aulenti fieri odori dell’autunno
Pervadono gli spazi trasformati
A guisa di sporadici profumi
Che ridono privandoti del sonno
La meta ambita è presto dissacrata
Di solita abitudine turbata
Un gesto a volte può venir frainteso
Da fitta moltitudine spaesata
Le sacre spoglie ormai si son vendute
Con talleri, monete e sacramenti
Di che non si può dir che sian perdute
Perché nel cuore sono persistenti
Aumenta fiero il dono della pace
Che tu non vuoi sentirne amico caro
La voce mia si fonde come brace
Nel tuo rispetto ancora il riso amaro
Se questa è la serata della festa
Mi giro intorno in cerca di un’amico
Ma sai che cosa frulla nella testa
Di dirti ancora che ti maledico
Non voglio fare quello che ti cura
Vorrei sentir tua voce assicurante
Di farmi quel gran dono d’amicizia
Che il cuor non ha confini di paura...
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