Giro l'addio
Luca Ventura
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Lascio al vento le mie pagine sperando tu le legga
non c'è amore che giustifichi una vita di dolore
troppe ore ho già trascorso con il cuore dilaniato
Venga dunque un'altra vita sia anche solo d'illusione
nei miei canti rinnovati non mi importa la sconfitta
Troppe notti già trascorse fra le lacrime e il dolore
hanno peso sul mio corpo e inaridiscono il mio cuore
Che sia l'alba primitiva a cancellare il tuo ricordo
dono mesto ogni mio sforzo che ne incida l'epitaffio
d'ora innanzi cerco luce non mi spengo nel tormento
Questo è un canto ritrovato di rinascita e di gioia
sono stanco di lottare per chi da solo il silenzio
non si tratta di vittorie ne di strane congetture
Voglio vivere di nuovo come prima di incontrarti
voglio ancora respirare l'aere fresco del mattino
voglio voglio e ancora voglio questo il solo imperativo
sono stanco di dolore e del sapore del tormento
troppo fiele sulle labbra ricercandone il sorriso
dunque addio dolce amore che nel tempo è ormai perduto
qui rimetto a ognuno colpe e flagelli d'ogni sorta.
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L'autore
Luca Ventura
Nato a Catania il lontano 18 dicembre del 1980, in un giorno qualsiasi per molti, ma non certo per mia madre... Un ragazzo come tanti, forse sarebbe meglio dire come troppi, la passione per la poesia la scopro all'età di 14 anni quando scrissi la mia prima poesia su uno stralcio di carta trovato dentro il portafogli
Commenti (1)
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Oliviero Angelo Fuina20 febbraio 2007
Beh... Io lo considero un ottimo esercizio stilistico -formale, ingabbiando parole in rigida musicalità di doppi ottonari. br Poesia al servizio della metrica, che non perde il suo comunicare nonostante il dilungarsi del respiro poetico. br Ovvio che ci sai fare seriamente, Luca!
