La casa vuota

Mentre tua madre spende altrove
notti d’indifferente carnalità,
dormi da sola in una casa buia,
piena di polvere e scorie.
Dal nulla sei emersa un’estate,
nel nulla ti ha ripreso l’autunno,
ombra infinita senza volto
nella tua casa vuota.
Rimasta sola,
guardi pensierosa la pioggia:
percorre le tue finestre,
come rivoli di sangue l’anima.
A chi voleva scovare il perché
hai opposto un falso sorriso:
la gente ha riso di te,
tu, logorata, hai sbattuto la porta.
Cresci come piantina fiacca
abbandonata in una stanza buia,
lecchi il passato
senz’acqua più da spremere.
Nulla vi rende uguali,
non sanguinate mai lo stesso giorno.
Lei resta lontana, anche quando
ti è accanto. Digrigni le ossa.
A guardarti mi sento un estraneo:
hai celato il volto sotto una crosta
di make- up, una risposta sgarbata
e quel turpe incedere.
Di colpo mi fermo sotto la luna.
Illumina la solitudine,
rappresenta segreti di marmo,
rivela squallore negli occhi.
Sembra che nulla possa mutare
le orme a ridosso dei nostri giorni.
L’autunno e quel blu sterminato
rievocano il paradiso negato.
Al di sopra della fossa infetta,
ove marciscono le lacrime,
si staglia un’ombra, immobile:
si passa oltre. Addio. La salvezza.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!