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Morte 16 ottobre 2012 · lettura 3 min · 1648 letture

1812: Impressioni d'un Poeta della Steppa

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Veggo di zoccoli l’orme su neve, folle galoppo che grida pur lagne; e sento poscia che l’eremo piagne tra’i ghiacci ostili l’ignoto avvenir. Ier una truppa partì di cosacchi, bianchi i destrieri qual neve di steppa. Odo nell’eco un fucil che s’inceppa e intendo un urlo che ‘l ciel va a ferir. Sento che ragliano i crini bellici, e vanno in furie le formide truppe; ma ‘l patrio asilo che al Franco si ruppe indarno spreme l’antico valor. Sento che piegansi l’aride cèrvici... L’aura di Russia è un mar di dolor. Veggo del sangue l’impronta che geme e che qui parmi un freddo rubino senz’anni e speni sìccome un bambino che nella culla di fame morì; e scorgo l’anime de’ prodi estinti vagar tra’i venti dell’aspre bufere, pianti di neve che sono le fiere reincarnazioni d’eroe che perì. Allora ascolto nell’aër che corre del spento milite l’alto lamento; ed è tal brezza un fosco tormento che fere a morte l’udito che ‘l sa. Sento che ‘l vento una prece vuol sciorre, ma muto e ansioso e cieco sen va. Ahimè! Una raffica d’ignoti acciari empie ‘l tramonto d’un foco che strilla; e geme ‘l fiume, e brucia una villa e s’alza un fumo vestito di ner; e l’igneo labbro di stolto cannone impazza e strugge la gelida ripa e la sua possa non più si dissipa anzi s’accresce qual truce mister. Esso ancor tòna e fere la neve; e s’alza un turbine che par tempesta, e in tal fragore mi duol sì la testa che più le spere intender non so. M’alzo dal sasso, mia seggiola lieve e in vicin bosco, lontano men vo. Qui, nella selva che dorme in pia quiete, tra ‘l niveo manto leggiero qual lino, scorgo nascosta all’ombra d’un pino croce di ghiaccio... la brina d’avel. I nostri prodi morirono; e veggo sull’aspra lapide fatta di ghiacci i loro nomi incisi co’i lacci de’ lor destrieri... di sorte crudel. Ora da’i nembi un raggio di Sole fere tal selva, la steppa infinita; e scioglie ‘l ghiaccio che copre la Vita che in quella tomba nell’ansia sen muor. Non più una lapide, ma fredda mole di sciolte nevi sta dianzi al mio cor. È ‘l pianto - l’ultimo - di quel sepolcro che ‘l cener serra dell’ussaro estinto la goccia gelida che un ciel discinto toglie dal ghiaccio che a sciogliersi va; ed è ‘l lamento dell’alma sepolta senza più onori, del vento la foga; e ‘l sacro nome del morto lì voga in questo mare ch’estinguersi or sa. Riede l’inverno. Ma nulla rimane; ossa innevate che restano a terra. Oblïo infame!... Ei prode in guerra, ma un nome, un vanto per lui non v’è più; e un calle freddo di gelido ossame non può membrare il grande che fu.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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