Il mio dialogo con...
Luca Ventura
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Destato dal sonno da un acre profumo
volsi lo sguardo convinto del giorno
mi colse una notte di oscuri silenzi
immagine tetra fissava il mio letto
balzai nel terrore di quella figura
volevo gridare, mancai d'ogni fiato
Avvolta dai cenci corrosi dai secoli
sedeva silente con occhi di fiamma
legato alle spalle un antico falcetto
Troppe le immagini assaliron la mente
sapevano gli occhi chi avean d'innanzi
negavo a me stesso che fosse il momento
Guardò nei miei occhi ed oltre lo sguardo
sorrise di gusto leggendo il terrore
Pochi i secondi fra velle ed azione
provai la mia fuga da vile codardo
rise di un riso di atroce letizia
E' inutile fuga, spezzò quel silenzio
con voce rinata le chiesi chi fosse
Rispose leggera, noi siamo la Morte
perchè tu domandi se già ci conosci?
gli attimi eterni di nero sconforto
cedettero il passo alla dolce rinuncia
prendimi dunque le dissi piangendo
Rise stavolta con versi violenti
muore chi è vivo non certo chi è morto
Fu strana la frase, cercai di capirla
le chiesi ragguagli scendendo le braccia
Mi disse sei morto da tempo e respiri
sei morto nel cuore e rifiuti letizia
siam qui per svegliarti da stasi d'orrore
Ancor non capivo qual fosse il suo velle
eppure era chiaro per quanto irreale
Balzò lesta in piedi mi venne a tre passi
alzò lenta il braccio aprì dolce il palmo
di scatto afferrò con la mano il mio volto
Silenzio poi l'urlo che invase il mio cuore
gridò una parola che ancora riecheggia, vivi
vivi, poi cresci poi sbaglia ama e soffri
Vivi una vita che è il solo tuo dono
vivi poi cresci ed invecchia e poi muori
tua vita di adesso è soltanto una stasi
L'amore che hai dato è ormai perso nel nulla
reagisci al tormento che il cuore dileggia
donalo ad altre, ma vivi ama e cresci
Fu chiaro il messaggio che volle donarmi
girò lenta il passo sparì fra il mobilio
non vuole la Morte chi è morto nel cuore.
Rispondo al mio dubbio con chiare domande
non posso spezzare quel circolo eterno
tornai a dormire aspettando il domani.
Verrà quando giusto tornando a trovarmi
ma intanto ch'io viva pensando al futuro
sciogliendo i legami ad un dolce passato
©
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L'autore
Luca Ventura
Nato a Catania il lontano 18 dicembre del 1980, in un giorno qualsiasi per molti, ma non certo per mia madre... Un ragazzo come tanti, forse sarebbe meglio dire come troppi, la passione per la poesia la scopro all'età di 14 anni quando scrissi la mia prima poesia su uno stralcio di carta trovato dentro il portafogli
Commenti (1)
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Elena Poldan23 febbraio 2007
Luca! Mi è piaciuta molto questa scena allegorica che hai saputo dipingere con maestria, creando anche la giusta atmosfera allucinata, tetra. br Leggo evoluzione e questa coscienza che si ribella a un cuore così ostinato nel suo dolore! br E il tuo stile si adagia sempre su di una metrica verso cui, personalmente, non provo molta simpatia... amo il verso libero. Ma son gusti... br Cmq, veramente bravo... . »

