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Donne 22 ottobre 2012 · lettura 3 min · 6698 letture

"La Rosa dei Venti"

Stefano Drakul Canepa 4649 poesie pubblicate
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- Zefiro - Respiravi dolcemente sull'estate e sfioravi le labbra come un soffio, un riverbero di terra alle stagioni che piano muovevano in un lembo. Esitavi sui giorni e sulle notti a luna e ti lasciavi andare sulle sillabe vuote perché parlare non serve al vento. Tu spirasti in una sera a me ignota. - Maestrale - Un gelido sogno di febbraio tenuto a terra dal mio tremare e tu che non osavi chiedere nè accarezzare le mie paure. Io esalavo desiderio in buio ma avevo sulla pelle il cuore e nel petto altre sfere antiche forse pianeti d'accennata morte. - Tramontana - Erano giorni d'inverno e guardavo la luna come fosse una sfera accesa ai sogni mai osati fra le notti di rosso. Non era amore ma forse cuore vivo. Parlavi di dubbi fra ostentate foglie e abbandonavi le mie ombre in silenzio quasi il mattino fosse un temporale da nascondere senza il fuoco del sole. - Grecale - Uscivo in cerca di un sentiero a pioggia e verso est incontravo i tuoi seni caldi, forse isole abbandonate al mio sfiorare che dopo l'amore sempre ferivano gocce. Era un sogno di marzo, una rosa fredda il mio consolare morti e germogli, un seme lasciato maturare dove la terra spira germi e inutili distanze fra cuore e rugiade nere. - Levante - Debole rintocco il tuo petto caldo, promessa accennata in certe sere quando il tempo cessa di sognare ed esita un lamento fra le mura. Certo poteva essere una nera lama a ferire i passi o forse le stelle accese a dare fuoco ai torti e divenire sole appena caldo per sciogliere la pelle. - Ostro - Tu mi colpivi a nuvola, senza sapere, senza vedere che il battito dei giorni avrebbe aperto ferite nel mio legno e compiuto cerchi fra i miei anni. Eppure le foglie nascevano ancora e l'umido livore dei mattini perdeva ogni traccia d'amore alle prime viole ed ogni nostalgia dei venti andati. - Scirocco - Quella sera era un temporale, un vento d'estate che spirava nuvole e morte fra le lenzuola, accenni di cielo nel chiuso inganno. Erano miele e sale, mandorle amare appena colte sulla spiaggia nera, una sabbia che lenta disegnava tempo e respiro fra le tante lune. - Libeccio - Quando uscivo dai miei giorni eri li, bella come una perla di mare che tesse le sue sfere fra notti e fiele. Qualche volta mi lasciavi sognare. Ma poi ti ingannavi e fra i tanti delitti delle tue lune chiedevi piccole lame, riflessi d'argento che usavi per colpire e tagliare le sere inutili di pallore amaro. Eri un vento strano, caldo di dolore.
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Stefano Drakul Canepa
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