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Impressioni 29 ottobre 2012 · lettura 5 min · 1763 letture

1812 - L'Incendio di Mosca

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Per vie remote, pe’i rustici valichi de’i cheti calli ramingo cammino ed erro all’ombra d’un pioppo, d’un pino come da giorni son solito far; quando molesto intendo che l’etere col vento spira facendosi rosso... e miro lingue di foco commosso, e ‘l core ansioso comincia a tremar. Veggo le nubi che pingonsi in cielo e d’acri fiamme... e tossica veste e d’aspro fumo; e scorgo funeste venir l’indocili grida. Non so ond’esse salgano col foco imbelle ch’arde l’ignoto nel flebil concerto d’orde sì crude che predano ‘l serto vinto di Russia che debil scemò... Ma l’urla s’alzano sempre più triste e ‘l ciel ammiro che l’alba fa fosca, e intendo in core che presso sta Mosca e che la Patria sen vola a bruciar. Il nuvol bolle tra l’aër che brucia il sangue agl’Angeli scossi d’affanno; e ‘l Nume piange... e i Cherubi vanno tra l’alte fiamme le genti a calmar e i vecchi e i pargoli, le dolci madri e l’albe spose... e ‘l foco che gira. Essa fu... Mosca... Adesso è una pira che regge e templi s’impegna a lenir. Parmi l’Inferno, teätro satanico ove tra i cigni sen muor la Fenice col molle passo di danza che dice «Oh bianchi bardi per voi vò a morir!»; ed è la musica ‘l canto guerresco e ‘l blando acciaro del bruto invasore... e ‘l plauso è dato da grida e terrore che sgozzan fieri le nubi del ciel. Danza, o Fenice mistero di foco, l’eterno passo sul cener tuo spento... danza ché presto coll’ultimo stento la requie attesa cadrà sul tuo vel! Ma questo ballo... quest’arido passo poco più importa a chi l’aër non sente ché l’orbe è fiamma e l’opima mente, d’etere ignuda, s’arrende e sen muor; onde gl’incendi da diavol si vestono in bui miraggi coverti di larve... e già furioso quel diavol m’apparve sicché ora dico «Mi lascia... va’ fuor!». Cener consunto di pietre, di legni e resti ardenti si destano in sciami, come dell’api che brucian su’i rami spogli di fiori che cadono al suol; e in fiamme corrono là verso i nembi, e ronzan tristi pell’alta atmosfera... e qual insetti raccolgon la cera de’i sciolti muri che spremono duol. Or m’avvicino; e scorgo dal calle un aspro mare di foco e di tede che s’alza al cielo e a terra poi riede... e balza ancora e scende tuttor. Come uno speglio di frivolo diavolo la Moskva oscena le fiamme riflette; e brucia l’acque, le ripe dilette onde si destano secchi i vapor... E sento, o lasso, le grida di madri che i bimbi piangono morti per mano, e ‘l gran fetore del cener umano che più placarsi non riesce e non sa; e son le vittime tanto innocenti, umil di popolo che ‘l rege nega... ma lì i possenti e l’abil stratega più non vi sono ché fuga si dà. Ardon le chiese, le guglie dorate... i sacri lochi d’un Ciel che ‘l sovrasta; e ‘l foco ardente sen sta iconoclasta i Santi e i Martiri lento a coprir. Odo le trombe perplesse de’i Franchi sònar la fuga per altro cammino; e più non scorgo un premio, un bottino per que’ malvagi che Russia colpîr. Ma quanto costa l’ingegno de’ duci, strateghi infami che giusti non sono! Questi fuggendo di pugna al gran tòno il foco oscuro tremendi appiccâr; e lor son vivi... e i nobili e ‘l prence salvi e lontani... e in altra cittade... ed osan questi chiamar libertade quello che veggo di Morte un reo mar. Allor io scorgo pe’i nembi che coprono di neve i fumi, un viso donnesco... mesta mugnaîa che piagne sul desco miser di pane del figlio che muor; ed è vestita d’indocili fiamme, e grida incinta... e invasa dal foco e la sua Vita è desta per poco per dir un detto d’un ultimo Amor.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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