La livella degli infelici
La maschera di cartone
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Pensi ancora tu
che a livellare le vite
basti la morte?
Infelici vite, sorti sporche,
esistenze beate e sante,
condotte in tuguri miseri,
bestemmie del signore
che mostra le sue ire
a chi ha le mani sporche.
Il dolore eguaglia gli umili,
fraternamente illudendoli;
gerarchie intelligenti segnano
predestinazioni imperanti
che inondano i poveri
cristi, come granchi
su scogli
delle nostre spiagge, rese umane
dal vento, che innalza i respiri
del mare, insieme alle gonne
e agli imbarazzi virili.
Pensi ancor tu
che basti la morte
a renderci miti e uguali?
Nudi ai piedi dello
stesso Cristo spoglio,
con le mani nel suo costato,
coi grembi tronfi di
amori infranti,
partoriremo preghiere
assordanti, invecchiate
in templi consunti.
Sfamatevi d'ostie,
affamati d'amore,
cercate la morte,
voi tutti affamati di pane.
©
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L'autore
La maschera di cartone
"Non è vero, dolore, io ti conosco, tu sei nostalgia di vita buona e solitudine di cuore oscuro, di nave senza naufragio o rotta. Come cane abbandonato che non ha traccia nè olfatto e vaga per le strade, senza una meta, come il bimbo che la notte di una festa si perde tra la gente e l'aria polverosa e le ca
Commenti (1)
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Francesco Rossi3 novembre 2012
Lo spirito libero del poeta si manifesta in questa composizione che esce fuori dagli schemi consolidati di una falsa morale.

