Fiati d'infanzia
Grazia Longo
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Fiori d'arancio,
fiati d'infanzia,
tra ronzii d'api,
e vellutati voli di farfalle multicolori,
ad allietar l'ore,
mentre inconsapevole scivolavo
sulle alghe viscide dei domani.
Vellutati sogni
a curar ferite,
ginocchia sbucciate, nascoste,
per evitar le botte,
e il sole sempre dentro,
a riscaldar le giovani membra
e il verdeggiante cuore.
Un pulsar di silenzi
e peccati inconfessati,
indelebili, sulla pelle nuova.
E quella frenesia di saltar fossi
e poi, steccati,
per catturare rospi
rimestando senza sosta
nel fango degli acquitrini.
Tenerli tra le mani,
per un poco,
o infradiciarsi le tasche,
di quella vita liquefatta e viva,
palpitante e fluida,
tra gemiti di foglie
che pareano promesse
e grida di radici
ingoiate dalla terra.
Ombre riflesse danzavano
in pozzanghere di cielo.
In bilico tra una caduta e un volo,
con l'anima di vetro.
E ancora, quella fragranza dolce
d'arance verdi e amare,
che mi rapisce ancora,
e mi stordisce l'anima
ora come allora.
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Grazia Longo
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