A me
Bruno Leopardi
769 poesie pubblicate
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Ho aratro tanto, troppo questa terra,
fertile quando i miei occhi erano giovani,
e adesso io, mi devo arrendere:
sole che è chiuso in una serra
senza null'altro da pretendere...
E ora tu,
spiegami la vita
per non sbagliare più,
e semmai,
raccogliere di nuovo
quella antica sfida
della mia "meglio gioventù".
A me,
ho dato molto spesso il peggio
quello che resta della cena
o lo scarto di un tetro pomeriggio
io,
attore senza mai una scena...
Adesso assisto al mio rammarico
come fosse un rantolo finale
di chi si piega sulle gambe e in panico,
si scopre nell'ultimo atto teatrale.
Caro me ti prego, ascoltami
fermati per un po' a pensare
fino a che,
l'ingorgo dei pensieri
faranno da tiranni al cuore
o fino a che,
morirai anche tu... ieri,
di questo strano mio dolore.
Mentre percorrerai, ormai senza fiato
a piedi i cento, i mille piani
dell'essere e non dell'apparire,
quelli che lasciano sgomento, muto
e che non fanno alcun rumore:
la vita è gocce di dolore.
Ed io, tutto l’ho conosciuto.
E ancor dentro lo vivo.
©
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L'autore
Bruno Leopardi
Commenti (3)
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Pierangela Fleri16 novembre 2012
Stupenda, amara... coinvoge i sensi, da rileggere spesso
Alberto De Matteis16 novembre 2012
Struggente e sentita lirica da cui traspare in maniera evidente un notevole disagio esistenziale che prende dal primo all'ultimo verso il lettore. Poesia molto apprezzata per forma e contenuto. Complimenti.
Francesco Rossi21 novembre 2012
Un pugno di terra e radici di senso, è come esserci nel pensare dell'autore, un dono che l'uomo concede a se stesso e ai lettori della poesia.



