I miei bambini speciali
Giorgia Spurio
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E mi domando
se giocate ancora con le nuvole
come fossero carte, o dadi, o soldi finti
per una scuola nuova,
dove regalare il tetto ai cuccioli senza casa.
È come sabbia che si sgranella
e polvere diventa,
così insostenibile come il respiro,
quando si chiude il seno al petto e si abbraccia,
e si contorce, e poi si allontana.
E mi domando
se giocate ancora colorando
di gessi rossi e celesti,
come fiori sull’asfalto.
È come carbone incolore, già,
e poi brucia nel forno del pensiero.
E mi domando
se –ogni tanto- vi ricordate
degli acquerelli che scrivevano
fiabe di nero e di roseo,
e mi domando se –qualche volta-
vi ricordate il motivetto canticchiato
dalle dita a memoria, su di una pianola
troppo piccola, troppo stretta per tutti,
ma regalava un suono ad ognuno.
Ed è come sole che si scioglie, il ricordo,
alla brina, imprigionata sui vetri dell’auto,
rimane, indelebile già,
luminosa come il raggio –l’ultimo-
che acceca gli smemorati e i miscredenti.
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Giorgia Spurio
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