Il soffio
Giorgia Spurio
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Della neve come il soffio che la luna indossò
per il suo bianco lutto,
così arrivò l'inverno quatto quatto,
come una preghiera stesa
su di una sabbia troppo fredda
per esser ancora figlia di un’estate remota,
ormai sposa di un autunno assonnato.
La pelle era così esangue,
intangibile persino all’aria,
manifestandosi come acqua
dopo la bufera.
La chioma aveva l’odore dell’argento,
ma il colore del fiato che corre
tra i rami, tra le radici, tra le vie dei piccoli sassi,
tra i tetti e i suoi cunicoli.
E le labbra, erano quelle che si schiudevano
come di un sorriso che apriva i petali,
anche quel dì,
il giorno quando la primavera scappò per i boschi,
urlando maledizioni,
e perse gli abiti che le invidie
delle affamate streghe d’api,
rapirono incolpando gli spogli alberi.
E svanì,
tra leggende e mitologie,
svenne accolta, nuda e pallida;
ebbe forse pietà quel giorno
quando la Morte disse a suo figlio,
tremante persino impacciato
come un adolescente,
-timidezza scioccante dietro le canute bramose ciocche-,
gli comandò come il sussurro
innocuo e allettante del sogno e dell’incubo,
gli disse di abbracciarla e di amarla.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Giuseppe Boccanfuso26 novembre 2012
Entro in questi versi e passeggio in questa solitudine fino a giungere dentro una nuova lacrima fatta di emozione pura... versi splendidi in tutta la loro tristezza, arrivano dritti al cuore e scivolano fin dentro l'anima... STUPENDA.

