S'impadronì di noi
massimo turbi
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l'impudico profumo
s'impadronì di noi
gementi di frenesie
cariche d'impulsi
che inebriano il coito
gocciolante di sfrenate
estasi focose
labirinti di corpi
intrecciati come vite del buon vino
succose provocazioni
inumidiscono il letto stillante
di strazianti mugolii
pregnanti di libidini
negli affannosi respiri
gridando a squarciagola
i piacere infiniti
uniti nelle umidi bramosie
immense del desiderio
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Commenti (1)
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M
Michaelsanther S30 novembre 2012
già vicino alla poesia non vanno immagini, perché il lettore deve lui immaginare- questa poi così esplicita annulla lo scritto... il mio è solo un consiglio... michael
