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Introspezione 2 dicembre 2012 · lettura 2 min · 3972 letture

La soglia

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Di celeste si impastano le mani, e di un viola simile al blu che dona la notte. Senza memoria, né adagi di pianoforti tra i cristalli, perché gli spartiti dimenticati, tra la neve seppelliti, dalle note che nere si riappropriano del biancore, così i suoni, lenti come marce su pattini d’acciaio, ticchettii ansiosi sul ghiaccio e lo stagno, si scordano delle dita che li suonavano. Si sfiora come damigella, dai capelli troppo lunghi per l’inverno, ad esso cattura troppa attenzione, -troppa- come nudità da rapire e nascondere, ed ingenuità da tener candida come la neonata fiducia. E parlavano di Sirene con sinuosa schiena, diafana come ghiaccio che evita morte e amore, separando l’occhio dal corpo, come mente dal senso. E parlavano di mogli con troppo rancore, svenute su giaciglio bianco che il dolore tramutò, e lì femminilità giace. E parlavano di solitudini e canzonieri, di silenzi e tristezze che dicevano torpori, fin dove piede umano non varcò né soglia dopo l’Eco, perché lì, -la voce di donna-, era troppo intenso.
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Giorgia Spurio
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Commenti (2)

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You Don’t Know Me2 dicembre 2012

s'ode nel silenzio del dolore l'ultima nota quasi sgraziata nascosta in gola coperta dall'urlo di ribellione muto inciso dentro il fiato...

D
DarioC 853 dicembre 2012

un dolore profondo, una intimità che vorrebbe palesarsi ma che, pudica o stanca, rimane nell'oblio, oltre una soglia che il piede umano non può varcare...(piede umano, o piede di un uomo, incapace di capire il dolore che provoca o che potrebbe alleviare?)... Triste e malinconica, al punto da sembrare fiabesca. I versi rimandano ad una atmosfera ovattata e lontana nel tempo, nella quale l'autrice è abile nel costruire il proprio mondo, fatto di immagini crude, forti, ma che a tratti lasciano trasparire una grande dolcezza (si veda la contrapposizione tra le "marce su pattini d'acciaio" e la "candida ingenuità della fanciulla"). Molto suggestiva!