Dall'altra parte del versante
Gianpiero De Tomi
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Le tue labbra che anelano ad un cielo nero
e portoni senza velo, danzano sul nostro petto.
Arriviamo! Siamo pronti, senza strascichi di occhi
deriviamo verso il colore del mare e del sangue
in quell'amalgama di punte avvelenate e lame.
Diseguali spigoli con bianco e nero convivono inerti
luminosità che deforma la vista ed intriga i sensi.
Sesso! Sprofondiamo nel baratro delle cosce aperte
delle labbra lorde di genetico fluido fluorescente
delle posizioni che fanno piangere e godere urlando
buchi che pulsano di piacere, nel suono di telefoni
che verticalizzano sempre dallo stesso involucro
un ricettacolo, di infiniti clamori e unghie spezzate
quel banale che si tinge di brividi dal sapore di rame
cicale immobili che fissano con i loro occhi accusatori
dall'alto di pulpiti dimenticati, come la Ziggurat di Ur
ove orge di corpi nell'urlo, della penetrazione selvaggia
si lordano di straziati unguenti per sanguinare
nelle vaste distese di un deserto, che accoglie lacrime.
Ecco che arriviamo, forti, enormi e pazzi!
Di fronte al digiuno sollevati sino al picco
dal legame di lingue che esplorano l'umido mistero
il totem, dai molti nomi e molte forme incompiute
- divorate sino all'osso - ed il flusso d'Artemide
dal viso fiero e dall'anima osannata dalle fanciulle
entra fiero, d'umori e spinte di glutei possenti
la negazione della curva, che tende all'asintoto
dilaniando nel giocoso e crudele svago di ombre
lo scricchiolio delle vertebre, ove si occulta l'inganno.
E riemergo dal mio volto riflesso allo specchio
come corpo tumefatto di un Cristo, sfuggito al cielo
durante le notti evocate più cupe e tempestose
opprimente di un sacro dovere è disumana Volontà.
Dall'altra parte del versante! Raccolgo il tuo respiro
d'energia misteriosa il dito ti sfiora, profuma
nella mia mano, nella gloria dell'attimo tuo di follia.
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Gianpiero De Tomi
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