C'era una volta ... il Natale

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L'autrice, con i suoi versi, si interroga sollevando dubbi, che scuotono anche le nostre coscienze, sui contenuti del Natale che troppo spesso è una scatola vuota di sentimenti e troppo piena di altro che poco hanno a che fare con la cristianirtà e non solo con quella. Bellissima!
E'vero, siamo noi a trattare il Natale come un altro periodo dell'anno in cui proiettare tutte le nostre smanie, i nostri desideri insoddisfatti, i nostri lati oscuri che ci affanniamo ad illuminare con lucine e inutili regali. Riappropriarsi del vero significato di questa festa allora non sarà forse riappropriarci della nostra stessa anima, che spesso barattiamo con gioie effimere? Una profonda riflessione in versi che ho sentito intensamente. Bellissima.
tra tutte le cose che abbiamo importato, c'è pure questa, l'omone rosso con il sacco coca cola. da un pezzo si è perso a mio vedere il senso vero della festività, la nascita del cristo... a prescindere dal credo... ogni cosa nel nostro tempo si snatura, feste, amore, vita in generis apprezzo la poe, per ritmo e messaggio che condivido
Eccellenti versi di grande profondità che inducono il lettore a delle riflessioni indispensabili su questo avvenimento avvolto di luci brillanti e di regali, ma vuoto nel suo vero significato! Grazie infinite alla nostra bravisssima e sensibile poetessa.
Versi che incidono e fanno riflettere, credo che ultimamente non troveremo più risposta a quei due ultimi punti di domanda... condivisa.
bellissimo messaggio... cosa insegnamo ora ai nostri figli... che il Natale è dolci cenoni luci addobbi... che ne è stata di quella stalla e di quella mangiatoia????? ...complimenti all'autrice sempre e sensibile
Uno spunto di riflessione importante specialmente per chi dice di avere fede... toccante e realistica lirica... complimenti all'autrice molto bella!
Tutto ormai viene travisato, forse dettato dalle nostre paure, dalle nostre insicurezze... chissà quale recondito significato froidiano crea tutto questo sminuire le cose con atteggiamenti insulsi ed ipocriti... di ciò che di bello componeva la primordiale natura umana... fatta d'amore e fiducia... in cui la parola società non significava solamente convivenza, ma prevedeva anche una proficua cooperazione. poesia... Attuale...
:….Natale sei tu, Natale sono io, se amiamo sorprenderci ancora di quanta gente lo ignora perché non ha le luci a colori, ma non ha la fontana, non ha l’aspirina, non sa quanta ricchezza questo mondo divora in questi giorni di festa…e non solo. Non sa quanto ne abusa, e ne butta e calpesta, mentre nella foresta ch’era madre più buona, anche lì invade e tuona il vorace e mai sazio occidente. E’ Natale la gente che soffre e che tace, è Natale il paese che non trova la pace perché anche lì il più potente lo martoria e lo ingoia. E Natale la noia che ingarbuglia la mente, è Natale la storia che nasconde il presente e racconta di un mondo che ci abbaglia e ci inganna, è natale dovunque se c’è un bimbo ridente.
Natale è dentro di noi ogni giorno...è la nascita di un sorriso dopo un dolore...è la nascita di un amore...è la nascita di una ...pace inaspettata... non ricordiamoci solo del 25 dicembre ma di tutti i giorni dell'anno... Bella riflessione...
é proprio il caso di chiederselo quale sia il vero spirito col quale andare incontro al Natale, in questo nostro tempo scialbo e sciatto, dove le coscienze ammutolite respirano l'olezzo ammaliante e perverso di una società che ha perso il cuore. Repetita iuvant, non perdiamo la speranza!
Si è colpa nostra... Il Natale dovrebbe essere una festa di Luce, ma non di quella per addobbare alberi, case e città ma, quella Luce che illumina le nostre tenebre, le nostre incomprensioni, le nostre ipocrisie, le nostre sofferenze e disperazioni. Se non percepiamo prima NOI questa Luce, come possiamo insegnare ai nostri figli l‘umiltà, la compassione, l’impegno per una solidarietà concreta, l’Amore come atto di donare e non di pretendere che è l'unico modo per farli uscire e farci uscire dal nostro egoismo. Eppure l'insegnamento del Divino è palese, la grotta di Betlemme, la mangiatoia, la paglia, sono simboli di povertà e umiltà. Grazie per l'invito alla riflessione.
E' certamente un'amara riflessione, con un interrogativo sconcertante, quella che la Autrice fa, con l'acume che le è proprio. La colpa è soltanto nostra, di noi adulti, se il Santo Natale è diventato una festa mondana, la festa delle lucine, come dice nella nota la Poetessa. Ed allora che fare? Cominciamo da subito ad insegnare ai nostri figli, ai nostri bambini, ai nostri nipoti qual è il vero significato del Natale e della sua venuta in mezzo a noi: capiranno che è semplicità, umiltà, solidarietà specialmente con chi soffre, amore per il prossimo. Lirica che fa molto riflettere, piaciuta ed apprezzata. Complimenti.
Cosa resta del Natale dei tempi andati quando questa Festività rappresentava un momento per condividere con i propri familiari l'atmosfera cristiana che aleggiava nell'aria durante l'attesa? Cosa resta di una famiglia raccolta intorno ad una tavola che aspetta la mezzanotte per rivivere la nascita del nostro Signore? Ben poco, ormai è tutta una corsa al regalo migliore, alla cena da preparare, ai festoni con cui addobbare le proprie case dimentichi che forse ad un passo da noi c'è chi ha perso o non ha mai avuto la possibilità di viverlo serenamente o perché indigente o perché non ha una propria famiglia con cui condividere questa ricorrenza. Il Natale dovrebbe ricordarci chi è meno fortunato di noi tendendo una mano come meglio possiamo.
L'importanza del Natale secondo me... va scoperto e vissuto intimamente con la conoscenza profonda del suo significato e tutto ciò che è racchiuso in quella Grotta, ci viene trasmesso da piccoli... ma poi siamo noi che poi lo dobbiamo ritrovare... Quando nei gesti quotidiani doniamo amore, quando nelle mille occasioni restiamo umili... quando potremmo indossare maschere e invece preferiamo camminare a viso scoperto e rischiare... essere veri, sempre... Ogni tanto capita di ingoiare pillole di falsa felicità... e di odiare il Natale anche...(sarà che ho visto a Natale famiglie scannarsi...) Io intorno ho sempre visto poca umiltà... prima c'era più miseria... ora più ricchezza... la bontà d'animo è nel DNA... il consumismo... solo un costume
Natale è uno spreco di luci abbaglianti, di pasti luculliani, di regali comprati senza interrogarsi se poi piacciano, di baci e abbracci che durano un attimo, di raccoglimento ai piedi della grotta per un uomo che poi crocifiggeremo con gli altri 364 giorni vissuti all'insegna dello scontro e della diversità, senza nessuna solidarietà ma con la unica legge che governa questo mondo cioè quella del più forte. Un anno per aspettare una festività che dura poche ore e che viene dimenticata subito almeno per quel che riguarda ciò che dovrebbe insegnarci e cioè l'amore .
Mi piace come la poetessa ha posto la questione in versi. Ella si interroga sulle miserie che affligono l'esistenziale, in questo caso concreto il pacco natalizio è vuoto, rimane la festa religiosa, na come già pur io ho poetato il Natale lo si può aspettare e celebrare pure sulla riva del mare. Un verseggiare di qualità pienamente condiviso il contenuto.
















