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Poesia 16 dicembre 2012 · lettura 1 min · 1687 letture

Lu Natale meu

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Gian Franco Dandrea 232 poesie pubblicate
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Me n’arecordo che nui reazzitti, facemmio a sett’e mmezzu e a surighetta, co’ le còcce d’arangiu pe’ segnitti, a tombula freghemmio la vecchietta. Mo li neputi nostri stannu ritti, che a mezzanotte drento a ‘na sacchetta, arivanu li pacchi e li pacchitti, compiute, cellulare e tavuletta. "Non vidi che li tembi so’ cambiati?, lu munnu non è più comme lu teu, perché oramai semo grobbalizzati". Casoma stea londana da lu Treu, e li regali no’ nzo’ mai arivati, ma era ppiù bbellu lu Natale meu.
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Questo sonetto è scritto in dialetto tiburtino, parlato dagli abitanti di Tivoli (antica Tibur). L’autore ricorda il Natale della sua gioventù, che mette a confronto con quello dei ragazzi di oggi. Prima la vita era semplice e povera di mezzi ma, sicuramente più serena. Adesso, i cosiddetti "nativi digitali" sono tutto computer, cellulari e internet. Siamo sicuri che sia meglio?

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L'autore
Gian Franco Dandrea

Fissare su carta mediante parole, le emozioni di un momento, le vibrazioni dell'anima, il recondito sentire, è come mettere insieme le tessere di un mosaico, è come dipingere o creare musica. Ecco, la poesia è tutto questo messo insieme, i versi danno colori, note musicali, vibrazioni al cuore, è una festa multimediale

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Commenti (1)

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Nino Vicidomini16 dicembre 2012

Eh sì che era più bello il tuo Natale; a chi lo dici?! Ma il tempo, per fortuna, cambia e noi dobbiamo camminare con esso.