Lu Natale meu
Me n’arecordo che nui reazzitti,
facemmio a sett’e mmezzu e a surighetta,
co’ le còcce d’arangiu pe’ segnitti,
a tombula freghemmio la vecchietta.
Mo li neputi nostri stannu ritti,
che a mezzanotte drento a ‘na sacchetta,
arivanu li pacchi e li pacchitti,
compiute, cellulare e tavuletta.
"Non vidi che li tembi so’ cambiati?,
lu munnu non è più comme lu teu,
perché oramai semo grobbalizzati".
Casoma stea londana da lu Treu,
e li regali no’ nzo’ mai arivati,
ma era ppiù bbellu lu Natale meu.
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L'autore
Gian Franco Dandrea
Fissare su carta mediante parole, le emozioni di un momento, le vibrazioni dell'anima, il recondito sentire, è come mettere insieme le tessere di un mosaico, è come dipingere o creare musica. Ecco, la poesia è tutto questo messo insieme, i versi danno colori, note musicali, vibrazioni al cuore, è una festa multimediale
Commenti (1)
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Nino Vicidomini16 dicembre 2012
Eh sì che era più bello il tuo Natale; a chi lo dici?! Ma il tempo, per fortuna, cambia e noi dobbiamo camminare con esso.
