A riva ancorato
Arcipelago, dalle lingue di mare lambito,
isole di rocciose sponde lavate dalla risacca,
baci d'onda che accarezzano della costa ogni anfratto,
a riva ormeggio la barca;
Marcio il legno che nell'acqua affonda,
scolorate assi tarlate regno di muffe e licheni,
non va più al largo e sulla fonda si spengono i sogni,
sta lì fermo, ancorato si lascia cullare dall'onda;
Guarda! È triste vederlo cinto da funi
voglioso di farsi sospingere dai venti marini,
cavalcare onde impetuose con coraggio e saggezza
seguire una rotta che lo porta sotto la brezza.
Ondivaghi siam tutti natanti
misconoscendo la meta, continuiamo ad andare sempre avanti
con il vento in poppa o contrario,
fino all'appuntamento finale
in perfetto orario.
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Commenti (4)
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Citarei Loretta Margherita20 dicembre 2012
mai bisogna arrendersi, ottima poesia, testo che fa riflettere
Duilio Martino20 dicembre 2012
Sa di resa... L'uomo come una barca che ha voglia di sfidare l'onda e che invece giace marcescente il riva al mare. Grande nella chiusa!
Patrizia Ensoli20 dicembre 2012
Non si arrende l'animo al legno marcio lo spirito dell'uomo, va oltre ogni limite Desiderio, ricerca, malinconia, amore... c'è tutto in questi versi! Bella e piaciuta
EnzoL22 dicembre 2012
eppure cosa sarebbe dell'uomo senza quelle onde, spesso ci si arrende ma le onde con la loro bellezza e la loro forza possono essere uno stimolo a riprendere il cammino, ricominciare è doveroso, sempre... ottima lirica


