Natali andati
Grazia Longo
1183 poesie pubblicate
+ Segui

Su, in alto, quasi a toccare il cielo,
s’alza in volo, l’airone nero
sfiorando l’orizzonte sigillato
tra le labbra della notte,
ch’ora dorme, su morbidi guanciali
e vive, nei fumi di fiati
e nei silenzi di corpi
lunghi, distesi, immobili,
come fosse morte,
l’oblio del sonno
e vita in agonia, quel popolarsi
repentino di incubi antichi,
con le loro dita scarne, ossute,
a scorticar la pelle e il cuore,
come graffiti di colori, sul fondo scuro
di domani irrisolti.
C’è fumo che sale, dopo il saccheggio.
Ferro e fuoco, nella città espugnata e vinta.
L’odore di cadaveri è il battesimo del vincitore
e l’acre dei falò ammorba l’aria.
Ora sogna la notte, su un cuscino di stelle.
Si copre l’orecchio e non sente,
non sente, questo non rumore,
questa morte che intride ogni cosa
e ne fa alcova di lacrime
da dispensar alle spine di cespugli ostili.
Mentre petali sfiniti frusciano
nell’aria intrisa del dolore del mondo,
protesi monti anelanti al cielo
mandano in avanscoperta
le chiome sonnolente degli alberi
con le loro braccia armate di foglie e spine
tra lacere vesti di scorza dura,
a ricoprire le membra senza un cuore,
come un’armatura.
Scroscia, l’acqua dei secoli,
nella valle immota, in un chiacchiericcio
che diventa gorgheggio, a tratti,
tra i sassi lisci del greto.
Riarse, sono le rive,
come labbra colpite dalla febbre.
Palude s’apre, lungo il sentiero, infine,
e affondano i miei passi in infidi acquitrini,
melmosi, viscidi e scuri,
ove giacciono, insepolti, altri Natali
lucenti di stelle e fragranti di pane,
ormai andati...
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Grazia Longo
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Francesco Rossi27 dicembre 2012
In questa poesia colgo l'urlo di una veglia dove la luce vacilla in un verseggiare molto riflessivo.

