Al bracco (caccia)

Avido nel calanco cerca
con far che pare dissennato
Ora rallenta a interrogare il vento
il passo si fa cauto e vellutato
sinuoso ed elegante il movimento
incollato all’effluvio che ha agganciato.
S’arresta e par scolpito
Dal vivere sospeso
Lo sguardo suo è rapito
da un ciuffo nel canneto
Non vede la sua preda
ne avverte la presenza
Immobile e appiattita
sperando indifferenza
Guadagno la distanza
prendendo posizione
Divento anch’io soggetto
sospeso nell'azione
Lo stacco di un fagiano
irrompe fragoroso
si scaglia verso il sole
cangiante un tenebroso
Un colpo lo zittisce
lo straccia sul canneto
Proteggono le spoglie
le spine di un roveto
È questo il sol momento
nell'arco dell'azione
in cui il protagonista
rimane spettatore
Tracciato ha in mente il punto
riparte lì diretto
riappare con la preda
la cede al mio cospetto
Raccoglie una carezza
non perde altro momento
prosegue ora la cerca
con gran discernimento
Del suo istinto venatorio
dell’atavica passione
non son che poca cosa
son pallida espressione
Lo ammiro
su rive di creta
pernici guidare
Realizzo in quel momento
...son io suo ausiliare
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Commenti (1)
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Garbofania26 dicembre 2012
Lo sforzo di coloro che praticano la caccia, di dipingere questa crudeltà e ammantarla di poetico "amore per la natura",il proprio cane e la vittima alla quale poi si spara,è quantomeno patetico. A parer mio anche irritante. E il povero cane usato e utilizzato, si sa che molto spesso viene abbandonato se"non buono" o se acciaccato e vecchio. Basta andare nei canili (il mio cane è proprio un segugio abbandonato da uno di questi generosi amanti della natura). Usare il fucile, sparare, inseguire la preda sino a farle scoppiare il cuore, e sorvoliamo su altre "pratiche"...Che Poesia!
