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Amore 1 gennaio 2013 · lettura 1 min · 6179 letture

L'ultimo giorno del calendario

Pierangela Fleri 285 poesie pubblicate
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Lapilli di fiato mi crepano i sentieri al passo, fili d'erba piegati dal grigiore della nebbia inchiodano al selciato ombre di cristalli frantumati fermarsi come lacrime di brina La tela sdrucita ricordo perenne di colori accesi come un coro di voci nell'eco dei giorni andati sotto bianchi lenzuoli che celano anche il buio alla luce il conto che torna con l'ultima illusione. Non torna il conto ma cerchi di adattare fili sottili a reggere un lampione Rincorri gesti e trame di parole di un tempo che ha perduto il senso e che non torna Tu, ch'abiti da sempre il mio sentire alterni ghiaccio e sole per vedere se l'arcobaleno tingera' il tuo cielo Strappandomi il sogno dalle mani come fosse già l'ultimo foglio del calendario appeso al muro Una lacrima precede il pianto soffocato lì, dove aleggia ancora il tuo respiro
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Pierangela Fleri
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Commenti (6)

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Rosita Bottigliero1 gennaio 2013

"Tu abiti da sempre il mio sentire... " . Opera scritta con grande enfasi e bellezza di versi. Complimenti.

Paola Vigilante1 gennaio 2013

Versi dolci e nostalgici espressione di pura poesia. Si resta affascinati dallo stupendo contenuto e dalla ricercatezza espressiva. Molto apprezzata.

Antonio Biancolillo3 gennaio 2013

Ottima questa immagine, quell’ultimo giorno di calendario, il più vecchio dell’anno trascorso in cui ci si immerge in tutte quelle ombre che precedono i nostri passi già camminati, giorni andati cercando quei numeri che non tornano mai nella loro somma”non torna il conto” quel dare e avere nel bilancio che appare diverso da quello desiderato…ma tutto deve quadrare e lo si adatta pur controvoglia rovistando tra “cristalli frantumati” qualcosa che abbia ancora la sua parvenza di senso nelle loro forme,è un momento in cui raccontarsi nell’amore tra pensieri che abitano in sé stessi, mentre scappa quella lacrima nello strappo di quell’ultimo foglio, negli sguardi a i ricordi che non fanno ritorno. Emozioni che arrivano e sanno graffiare di malincinia

EnzoL4 gennaio 2013

mi asso cio alla sensazione del Lillo, ed aggiungo che la tua maestria nel comporre metafore è un regalo prezioso per il lettore grazie

Giacomo Scimonelli5 gennaio 2013

ho paura a dilungarmi su quest'Opera, non vorrei essere banale e ripetitivo... posso solo dire che resto sempre affascinato da questo verseggiare intenso ed avvolgente che trasporta il lettore tra le emozioni e le sensazioni dell'Autrice fino quasi a sfiorarle... apprezzata e condivisa...

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paolo corinto tiberio11 gennaio 2013

penso che non c'è un posto dove possa andare questo "estetismo" tirato in questa maniera...