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Morte 2 gennaio 2013 · lettura 2 min · 2764 letture

Afganistan

G
Giuliano leandro loy 60 poesie pubblicate
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Nei miei occhi sparuti c’è una minaccia riflessa. Una macchia informe che si diffonde Le mie iridi uno specchio deforme Un riflesso incomposto nel suo macabro disegno La rappresentazione della morte mi soffoca. La sua voracità di possesso mi annichilisce. Spergiuro e rivolgo grazia alla mia vita. Un forte puzzo di carne bruciata penetra le mie narici. Un persistente afrore che mi soffoca nel respiro. Un compulso vomito che mi preme. Ho spasmi lancinanti nell’addome. Ho paura di morire. L’angoscia che non posso dominare. Fuori dagli occhi miei ... l’inferno. Un pulviscolo incorporeo che incombe. La follia ... umana. Una rappresentazione effimera. Vorrei fuggir lontano. Il villaggio giace in una nebbia spettrale. A mezz’aria una polvere abbagliante ridiscende. Un fuoco che corrode famelico. Il suo mantello che arde il vivo. La sua efferata immediatezza. Ho perduto il riferimento emozionale. Indecisa vago di moto casuale. E corpi di esseri viventi fumanti. Carne in grumi di sangue e poltigli. Residui in un macabro falò. Geometrie corporee dissolte. Disseminati come grano arso in anime spente nelle strade. Sagome di ossi di nero carbone. Gli occidentali che sciorinano vacue parole. I soldati travestiti da guerra emancipata. Le loro democratiche bugie. Fondamentalisti che massacrano i civili nel nome di un Dio spietato. E queste bombe al fosforo che incendiano senza alcuna distinzione di sorte. E armi per uomini ciechi e lamenti di dolore e morte. L’aridità non rilascia lacrime in questa terra tramortita da un colore di morte Afgano.
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Bombe non convenzionali lanciate in Afganistan. La micidiale bomba al fosforo usata nei villaggi tra i civili.

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L'autore
Giuliano leandro loy

Scrittore di narrativa e poeta a tempo perso. Scrivevo fin dalla più tenera età, e questo vizio mi è rimasto anche nella mia maturità. Amo la filosofia e la studio, pur essendo consapevole dell'impenetrabilità fenomenica dell'uomo. Inizio ad essere molto Socratico, perché so di non sapere. Gli intellettualoidi di oggi

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Commenti (2)

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Grazia La Gatta3 gennaio 2013

Tema forte e difficile ma leggendo la poesia si avverte l'atrocità della guerra. Non c'è animale più feroce dell'uomo. Bravo all'autore che, con i suoi versi è riuscito a trasmettere il dolore e l'atrocità di queste nuove armi di morte.

Annamaria Barone30 settembre 2013

non è possibile, mai trovare una giustificazione a tutto questo. Missione di pace che lascia una scia di cadaveri scomposti nell'atto di urlare la vita e poi morire. Non c'è ragione per trucidare un fratello, per chiudere per sempre ogni speranza, ogni anelito spezzando il volo di un bambino, di una donna di un vecchio. Cosa spinge gli uomini a farsi la guerra? A ripetere rituali ancora ed ancora per millenni, credo sia la parte bestiale, feroce, oscura dell'anima. Null'altro quando poi la morte stessa inorridisce di frinte a tale scempio.