Que je me demande
Maria Grazia Vai
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Restami cielo
tra il petto e il buio
in questo albeggiare di silenzi che stringo
nella mano che ti ricama come intarsio,
come lo scorrere degli occhi sui vetri scolpiti
dalla pioggia
Potessi sciogliere
i legacci di questa lacrima assassina
e averti ancora sulle guance
ti azzurrerei le labbra
in infiniti istanti di tempeste e luna
Come salsedine sugli occhi
-sottovoce-
ti scriverei ancora
dei giorni che maturano la tenerezza delle more
ti scriverei dei girasoli a margine di un cielo senza nome
e di lacrime ad inondare i fiati di settembre
ti scriverei ancora
come nuvola che pulsa i rossi argenti dell’aurora
chiamandoti
solo una volta, o per sempre
Amore
mentre mi chiedo dove sei
e lì, Ti perdo
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L'autore
Maria Grazia Vai
Commenti (1)
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Chiara Vacchieri3 gennaio 2013
Quali ingegnosi artifici poetici si susseguono tra le righe di questi petali leggiadri che fuggono lontani proprio mentre il lettore cerca di carpirne il soave profumo. Un incanto che leggo per la prima volta ma che mi resterà impresso per sempre.

