Nemesis
Grazia Longo
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Ho versato parole
-a fiumi-
in calici vuoti.
Ubriaca di vita,
ho brindato,
più volte,
alla morte.
Ho raccolto silenzi
su gambi spezzati.
Col fuoco, ho giocato,
i miei anni e i miei dadi.
In barba alla sorte,
ho piantato i miei fiori,
in campi minati.
Ho dipinto sorrisi
su facce distorte,
cambiato le rive
a fiumi impetuosi.
Ho sprecato, con gioia,
cornici preziose,
per luride croste
senz'alcun valore.
Ora vago, solinga,
nei cieli di ieri,
irrigo le nuvole
col sangue del sole
e intingo le dita in mille colori.
Tra albe e tramonti,
mi vesto di notte
e respiro il dolore.
Coltivo ancora
i miei stupidi fiori.
Mi sporco di sterco le mani
e anche il cuore.
Sull'orlo del baratro,
ferita dal nulla,
mi vesto di vento,
senza fare rumore.
Mi tracima il mare,
tra le righe del cuore,
m’affolla la stanza,
d’abisso e d’odori,
e, la gola strozzata,
di sale e di suoni.
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (1)
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Lunabionda Valentina Di Caro5 gennaio 2013
Purtroppo son sempre vuoti i calici di chi è pieno solo di sé...e le nostre parole si disperdono e si confondono... Brava...

