Ricordi d'estate nelle danze roventi
Gianpiero De Tomi
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Ho fatto un balzo in avanti, occhi chiusi
sfiorando, la polvere delle ore perdute
lungo consumati viottoli dell'infanzia
seguendo la curva dispotica degli eventi
derivata della funzione approssimativa
in presagi ansiogeni, dispensati dal fato.
Accompagnato da frenetici compagni
riflessi in cristalli uccisi da specchi
distrutti dal collidere di metalli temprati
ed azzurre carezze al monossido di carbonio
che imperversava sull'affaticato petto
quando un gigante dalla lingua lacerante
disperdeva saliva sulle delicate pelli argentate.
Mentre i fuochi eversivi, delle divinità stellari
in carri carnevaleschi di stelle disposero infine
chi incatenare a corpi rigidi ed echeggiati
in morbide vastità aperte al fecondo brivido
sull'altare di pietra, ove nacque l'alcova gelida
di splendide notti di lamenti propiziatori
in moltitudini di silenziose braccia alzate.
Ricordi d'estate nelle danze roventi
invitanti speranze che sublimano
sulle punte più alte, bagnate di resina
le cui litanie sono avvolte nel fruscio
di labbra dall'umido socchiudersi.
Durante il giorno c'è un suono
un acuto sibilo che pervade l'aria immobile
perfora i timpani, vibra sulla pelle
violenta perverso la serenità.
Ogni battito, è il desiderio della tua voce.
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Gianpiero De Tomi
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