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Morte 12 gennaio 2013 · lettura 1 min · 2994 letture

"Acqua tofana"

Stefano Drakul Canepa 4648 poesie pubblicate
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non è colore non è sapor di morte e rende cielo (D) Pozze di piacere dimenticato il vento sembra vano del passato ed i respiri senza tempo morti fra i deserti forti del silenzio Carezze pure nascoste a pelle e le ninfe opache da soffiare contraltare di una mezza luna è questa bruma che rende veleno Alle tracce di nostalgia malata vampe di fata fermano il seno amore da morire fra le gocce è acqua tofana sovrana nera Non colore né odore dal cielo per tremare pianure solo sogno e paludi di fango nel vapore di parole pronunciate a sale ferma il respiro, gela clamore le stelle sono sfere senza cuore.
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L'acqua tofana (conosciuta anche come acqua toffana, acqua tufania, acqua tufanica, acquetta, acqua di Napoli, "manna di San Nicola") era un liquido velenoso ampiamente utilizzato a Napoli, Roma e Perugia [1]. Durante il XVII secolo, Giulia Tofana (o Toffana), una cortigiana nonché fattucchiera, originaria di Palermo, elaborò nel 1640 la ricetta di una pozione incolore, insapore e inodore. La donna infatti divenne ricchissima, producendo il veleno e vendendolo a quanti erano insoddisfatti del coniuge e volevano "diventare vedovi", in un'epoca in cui il divorzio era illegale.

L'autore
Stefano Drakul Canepa
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Commenti (2)

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Duilio Martino13 gennaio 2013

Trovo molto bella questa lirica... e molto interessante il verseggiare dell'Autore. La lettura scorre molto bene e i versi sono arricchiti da qualche rima... che non guasta il componimento. Molto suggestiva.

Donatella Pezzino13 gennaio 2013

Mi piace molto questo singolare intreccio di storia vera e di magia... un miscuglio che si solleva come un fumo denso e avvolge ogni verso portando il lettore indietro nel tempo e in fondo ad una misteriosa anima di donna.