Novella di paese (sonetto minore)
antonio alberto fiorino
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Quando ancor bambino
buttavo l’occhio all’orto
vedevo di “Peppino”
il grande naso storto
Tra galli e ravanelli
dondolando incerto
grugniva coi piselli
ma era grande esperto
Gli risi quasi in faccia
a rivoltar letame
mangiava la focaccia
in mezzo a tal bestiame
Gli dissi “ciao Peppino”
son figlio di Guglielmo
il vigile ... “Fiorino”
e abito di fronte
“Vien qua” mi disse serio
“aiutami a spalare”
e poi con tono imperio
si mise a canticchiare
“Vorrei ma devo andare
mi chiama mamma mia
è pronto da mangiare
ci stà pure mia zia”
Si apprestò poi lesto
un paio di zucchine
con certo fare mesto
mi mise tra le mani
Così frequente andavo
nell’orto di Peppino
un aiuto poi gli davo
se tanto gli garbava
Sembrava a volte arcigno
ma burbero non era
voleva esser cigno
ma era una chimera
Non era maritato
non aveva figli
da solo li viveva
con i suoi conigli
Gli volevo bene
pur se aveva il piglio
da quel dì mi aveva amato
quasi come un figlio
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L'autore
antonio alberto fiorino
Nasco a Maruggio(TA) il 6 novembre 1956. Mio padre, per molti aspetti unico mio punto di riferimento muore prematuramente quando avevo 13 anni. Dopo il trasferimento a Taranto e varie vicissitudini e sofferenze sia affettive che familiari, mi arruolo nella Marina Militare. Compio una lunga carriera da Ufficiale sia a b
Commenti (1)
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Alberto De Matteis13 gennaio 2013
Doveva essere proprio un bell'orto quello di Peppino, come purtroppo, oggi, ce ne sono davvero pochi. Bella poesia, allegra e musicale. Complimenti.

