Mo Vi mento
Taoco Glotami
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Tra i borboni e i piemontesi
s’è poi verificato il fatto
che alla lunga erano meglio i primi
almeno lasciavano
che fosse il brigante a fare il ladro
così che anche il povero
avesse almen le briciole
per non dover vivere di sola fede
son partiti tutti da marsala
quelli che cian provato
a portacce via l’italia
ora ci riprova grillo
con una sonatina e qualche strillo
con quella barba bianca e l’aria truce
a guardà bene tanto assomiglia ar duce
se non ricordo male
perse tutte le cause con il viminale
e pure con bettino
che lo ridusse
ad accettà uno stipendio da becchino
e per arrotondà la sua paghetta
prendendo per il culo una vecchietta
che gli chiese l’ossa della nonna poveretta
si disse “mò te mento”
e per non scavare troppo a fondo
gli diede l’ossa d’uno c’hera ancora moridondo
visto che a pensà con uno “mo ti mento”
fece du soldi ma che gli durarono un momento
disse allor “mo vi mento” e ci provò con altri cento
in men che non si dica
passò a una grande villa sull’aprica
abbandonando la sua cuccia nella biga
raccattò tutti i disperati del pretorio
gli raccontò quattro cazzate come all’oratorio
all’ingegnere partime a trecento euro al mese
gli promise un posto da ministro
sì ma non oltre i duemila euro più le spese
mi ricorda tanto mediolanum
quando ai poveri ragazzi usciti dalla scuola
a tutti i pensionati li mandarono a far la sola
praticamente come Berlusconi
che a suo dire gli sta tanto sui coglioni.
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L'autore
Taoco Glotami
la poesia non è un lucro, adattato all'apparenza, si scrive per essere e non per apparire...
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