''Rime dannate'' (L'addio)
Flavio Uldanc
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Ecco levarsi la maschera
la beffarda Morte
e gridargli in petto
''è finito il tempo
t'ha tradito la sorte!''
e sussurrar alla notte
tiepida e cupa,
voler vivere
in un respir ancora
l'ultimo atto
Atroce
come il dèmone oscuro,
fa da sè nel versar veleno
e sopir la speranza
dentro il calice supremo
Voltarsi e dar le spalle fiero
al lustrato cielo
di cento secoli restìo
e recitar tra le lacrime l'addio
Non concede più tempo
come un'avara consorte
qualcuno già bussa,
m'è parsa la Morte!
Non c'è più luce
ma gli è rimasta la Notte
è arrivato quel buio
che nel silenzio l'inghiotte
Desiderio, speranza
e dolce follia
per chi più non sogna
s'è smarrita la via
©
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L'autore
Flavio Uldanc
''Nato a Cecina (LI) da ''Bolgheri, Castagneto Carducci il 25.06.1968, da genitori sardi, vivo dal '70 in Sardegna, ad Alghero (SS), ridente cittadina sul mare dal dialetto e le tradizioni catalane, risalenti alla dominazione spagnola, dove lavoro facendo il marinaio. Amo scrivere fin da bambino e in particolar modo p
Commenti (1)
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Sara Acireale19 gennaio 2013
Quando la nera signora si toglie la maschera, per la vittima designata non c'è più speranza... Tutti i sogni, le certezze, tutto quanto si è conquistato sparisce in un baleno. Ma chi è costei che ha questo sinistro potere? Ancora l'uomo non l'ha conosciuto bene, non è riuscito a scansarla e lei... ride in modo sinistro e beffardo... Pubblicazione apprezzata

