Idea
Stefano Acierno
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Ho visto il sole
che brillava
d’agosto
nella bianca Fleet street
e ne ho rincorso,
barcollando,
attonito,
il profilo,
incandescente,
a Londra,
ch’era allegra,
io diciottenne.
E l’ho vissuta!
Ma l’avevo già vista
e
già sentita
leggendo,
forsennato.
E cattedrali gotiche.
Capogiro e sogno.
E ho visto
ed ho ascoltato
lo sciabordio lieve
di porti scuri,
all’alba,
che brontolavano in me:
tumulto,
fra le brume del nord.
E la torre di ferro,
chiave musicale,
lucente,
che infilza il cielo
a Parigi.
E mille granelli
- un delirio -
di sabbia accecante
nel Sahara.
E
E
E
E i tramonti d’Olanda.
E ponti di cristallo
e la malinconia
a Budapest.
E Spagna martoriata
e poi ribelle.
E l’ho visto,
insomma,
il mondo.
Ma prima,
assorto,
immerso,
me ne avevano,
tutta,
già raccontata la filigrana.
E ho visto gli uomini.
E le storie.
Proprio come Asturias.
E li ho avvertiti
forte
dentro.
Avventurosi.
E sperduti.
Che rischiavano sfide
con se stessi.
Con l’amore
e col sogno.
O,
solo,
la reggevano
la vita
ingaggiando i giorni.
Ma li avevo intuiti,
mentre ne leggevo.
E me ne avevano detta
già in tanti fogli,
l’indole e l’anima.
E così l’incanto
e la condanna
delle donne.
Di cui
avevo con me,
rappresa,
la sconvolgente idea.
E l’ho realizzato
e sognato dunque
il mio mondo.
Leggendolo.
E poi toccandolo.
E lo vedo ancora.
E ne ho l’ìdea.
E continuo a sentirlo.
E a soffrirlo.
Così con te,
che ne hai scritto.
E,
forse,
anche con te
che mi leggi.
Da un luogo oscuro,
luminescente.
Presenza,
oltre la convenzione,
che si disvela.
Mentre si edifica
la vita e il pensiero.
Perché quelle parole
sono te.
E sono me.
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Stefano Acierno
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