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Fantasia 20 gennaio 2013 · lettura 3 min · 3054 letture

"Achille e Asteropeo"

Stefano Drakul Canepa 4649 poesie pubblicate
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Ogni guerrier dormìa per fonda notte ma non Achille che spirava sangue e odore di vendetta già al tramonto d’ immondo fato tremava per la sorte di tanti suoi nemici ignar del giorno. Rilucea nell’acciar nuova corazza forgiata dal Dio Efesto in una grotta e di funesti fregi a scudo intatto su cinque strati saldi a triplo bordo. Avean loro sentiero antichi sogni di morte e sacrifici ai Sempiterni che mai nessuna sorte avea placato. S’alzò improvviso il guerrier Pelìde repente di sbucar nuova battaglia. "E’ tempo d’annodare gli elmi che tanto tempo è scorso d’albe e tanti inganni son orridi flagelli. Ettorre odiato non avrò più pace se l’alma tua non sarà nell’Ade" Adirato e scintillante ferro Achille s’apprestò a battaglia e da tergo seguivan Mirmidoni, in silente timore di tenzone per tanta febbre nel futur annuncio d’orrida strage. Il Pelìde avanzò veloce nell’aurora laggiù dove i due torrenti scuri incontrano le pietre e lo Scamandro divien fiume con l’impeto di roccia nel greto furibondo della valle. Scorse per primo l’eroe Asteropeo a Pelegòn figlio guerrier di Peonia che nelle due mani aveva la forza di scagliare dardi su ferrosa punta. Dritto si gettò il Pelìde inferocito l’asta dimenando in cerca della pugna a guisa di fier lion c’azzanna cervo e divora sangue e pella alla sua preda. L’eroe Troian oppose scudo suo e replice l’acciar volgea falange girando sotto i piè la terra nera e per cogliere di sotto la corazza il Pelìde feria pelle e carne rossa laddove il braccio si congiunge al petto. Al secondo scontro Achille lo colse nel corpo sulla destra mammella e poi ruotò l’acciar soffiando l’aria a sibilo sinistro e fuoco a sgheggia trafiggendolo nel ventre profondo e cupo gli tonar le armi sul core. E trapassolla la ferrea punta fuoriuscendo carni e vasto lago di vermiglio liquido e budella a rosseggiar la sabbia di Scamandro che impetuoso tramava d’ira ed alba. Afferrò rabbioso la sua testa e tolse spada ed armi allo sventurato colpendolo sul capo mentre l’alma ancora era nel corpo del guerrier. Lo trafisse infin e lo scagliò nel fiume col piede il petto calcogli trionfator e con fragore il corpo risuonò fra la corrente e le rive ammutolite. Qual rovinosa fine per l’eroe, divorato da fameliche mascelle. S’allontanò il Pelìde baldanzoso di nuovo pieno d’odio e di ferocia e meditando alto disastro in core prima che il sol morisse ancora. I fuochi sulle rive allo Scamandro scagliati dall’Ira del Dio Efesto divoran i guerrier riempiendo l’aria negando Averno nel loro passaggio. Pluto l’attese invano, ed Ade ancora non v’è riposo per gli eroi di Troia.
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Divertimento epico basato sulla storia del duello fra Achille e Asteropeo, contenuto nell’Iliade...

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Stefano Drakul Canepa
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Complimenti ed elogi, meritatissimi! (Galante Arcangelo)

Commenti (3)

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EnzoL21 gennaio 2013

non posso che congratularmi, per il testo proposto, poiché per quanto 'divertimento' è assai difficile tenere ritmo e pathos simili dal primo all'ultimo verso, .

elena rapisa21 gennaio 2013

Mi beo dei versi che questo eclettico e capace autore riversa in un rimare sciolto che rimanda alle antiche gesta di eroi dalle cui leggende nacque il verso.

Galante Arcangelo23 febbraio 2018

Adoro i racconti epici, perché possiedono un fascino assai coinvolgente, non solamente per chi la storia ama, ma, in special modo, per la stimolante capacità riflessiva di mostrare aspetti umani, forse modernamente poco tenuti in conto, nella narrazioni da parti di certi scrittori. Eppure, la parte sensibilmente lodata dall’autore, in merito al grande eroe Achille, spicca nelle avventure di un uomo toccato dagli Dei che, al di là della peculiare forza e impeto posseduto, riesce ancora nell’intento di difendersi, uccidendo con la spada, lo sfidante Asteropeo. Achille lo afferrò ancora agonizzante, e dopo averlo spogliato delle vesti e delle armi, gli passò coi propri piedi sul petto e lo gettò nel fiume Scamandro, facendolo annegare!