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Introspezione 22 gennaio 2013 · lettura 1 min · 802 letture

''Spleen''

Flavio Uldanc 252 poesie pubblicate
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Oh, come si lamenta il mio arido cuore, ora che l'affilato metallo della tristezza lo morde ora che l'oscurità è calata su di esso, è gioia, è dolore che eterno lo trapassa E l'anima, ahimè, tradita, sbeffeggiata che nel silenzio delle stelle piange e si spegne come fuoco vecchio, come brace dorata, quell'anima trascinata e dal ciel derubata Che covo di lacrime e di buio è quel mistero che tutto consola quando si dirada la bruma mentre s'alzano l'alba e l'aurora! All'Inferno! All'Inferno, succhierò il nettare d'un dèmone cieco quando l'Amore si sarà dimenticato di me quando i pilastri del tempo non avranno confine
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''Ho più ricordi che se avessi mille anni!'' - (C. Baudelaire)

L'autore
Flavio Uldanc

''Nato a Cecina (LI) da ''Bolgheri, Castagneto Carducci il 25.06.1968, da genitori sardi, vivo dal '70 in Sardegna, ad Alghero (SS), ridente cittadina sul mare dal dialetto e le tradizioni catalane, risalenti alla dominazione spagnola, dove lavoro facendo il marinaio. Amo scrivere fin da bambino e in particolar modo p

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Commenti (6)

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Pierangela Fleri22 gennaio 2013

Nella ribellione che contraddistingue l'autore, emerge la rabbia per le delusioni e le incomprensioni, ben sapendo comunque che l'amore è vita... e non si dimentica mai di noi

Pierangela Fleri22 gennaio 2013

Laura Maira22 gennaio 2013

Un dolore che spalanca il baratro dell'Inferno e ci inghiotte senza pietà... Bellissimo questo spleen, magistrale. Molto apprezzato, complimenti.

EnzoL23 gennaio 2013

quanto mai vibrante nelle mie corde, trovo che sia una composizione Veritiera nel suo dire la vita non puó essere sempre farfalline e bijou... ci sta anche il rammarico e la rabbia per un sentimento che paradossalmente fa più volte male, che bene... su tutto la chiusa.

Jibi23 gennaio 2013

Una testo che mostra tutto il disagio, la malinconia e la sofferenza della natura sensibile di questo Autore che stenta ad adattarsi a una dolorosa realtà. Una chiusa angosciante. Bellissima.

Francesco Rossi23 gennaio 2013

Anche in questa composizione mi sembra che l'autore compia un esercizio genealogico del significato in uso del vivere sociale in una dimensione interiore per individuare lo stacco del vedere oltre le apparenze.