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Bellissima metafora con la quale l'autrice descrive l'illusione creata dai fumi di un'allucinazione artificiale. Resa maliarda ed incantatrice tipica di una donna suadente dove la realtá si confonde nel delinearsi di nebulose fantasie scaturite dagli effetti oppiacei che alterano lo stato di coscienza. Piaciuta molto.
non credo che il testo proposta abbia a che fare con oppiacei in generis, credo più che mai, che la brava autrice abbia dato corpo a ciò che ritiene 'il suo essere perfetto' Esternando la figura di sè stessa nelle sembianze di questa eterea figura... ...sempre un passo più avanti, ovviamente. Mi piace il fatto che sia classificata 'amore', poiché essa è l'amore, l'amore di sè stessi... quello che spesso tace... ps: almeno io così la ho letta
Quando la poesia assume la bellezza di un dipinto ecco che la pietra plasmata sui rigagnoli di una anima che gronda e percepisce si cala in tutto e x tutto nell'intimo.



