Anima e Corpo
Giorgia Spurio
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Dicono che quando si danza
l’Anima si riappropria del suo Corpo,
di quelle punte ferite e di quelle gambe,
di quel mondo che nel buio
ha sudato per avere di nuovo carezze
dal palcoscenico.
Dicono che quando si danza
non si deve l’occhio fermare
al rosa e alla delicatezza,
non deve chiudersi né spegnersi,
perché potrebbe volare
come leggiadria dell’aria
che sfiora i suoni dei suoi muscoli,
e ruota, piroetta, e si inchina,
come dolce sforzo d’orchestre.
Ed è anima che in bianco e nero
si piega, si stringe,
digrigna e ringhia,
cade e si rialza.
Ed è corpo
che non muore
sotto i proiettili delle pupille,
non farà nessun errore,
non darà che illusioni per magie,
e di nuovo potrà dire di aver toccato
cielo da solo un teatro.
Lindo e puro,
dall’incubo portato
come violini su cui morire
e poi resuscitare,
così agonizza e poi ancora
si rialza, si stende come gambo
che di primavera riporta colore
e si apre al mondo il suo fiore.
Sono storte le dita
nella notte, fino all’alba bianca,
perché i ritmi possano esser memoria
possano esser dentro -nel cervello-
possa io esser nemica e poi sua unica figlia.
Sono storte, - anime nella morte-,
sono storte, -corpi nel sole-
e lineari sono regine
affusolate e dritte,
ché di orgoglio è spettacolo
fin dove arriva Fine.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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elisabetta tegas27 gennaio 2013
Entrare in questa poesia è come entrare in un fiume di emozioni ... Bello leggerti

