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Introspezione 30 gennaio 2013 · lettura 2 min · 4038 letture

Il farfugliare dell'identità

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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È come abisso, il muro, che sembra dileguarsi, come aria di oceani pronti a donare branchie a nuovi eletti. E si sembra nudi, di fronte al deserto, all’elettrica assenza, un altare al quale non ci son che occhi senza mani congiunte, senza palpebre abbassate, ed è come grigio che tocchi ed abito, sì, -infetto abito diviene- al quale dito afferra i suoi unici sensi ciechi. Stoffa che si strappa, bocca che si tormenta, e i capelli... quelli che ti avevo detto di non tagliare, loro stessi stesi alla terra. E non è panno rosso, nemmeno velo, neanche colonna, già quella vertebrale, incapace del suo equilibrio, -esso che è innato-. E non è identità, perché lei manca, eppure –proprio lei- dalla salsedine grida e gettando ne parla del salmastro velo di un cielo che non ha colpe ma nemmeno pietà per sé, eppure –proprio lei- dalle rocce, dove nascosti i nidi di anziane stelle marine offrono ad alcioni senza navi un riparo, -proprio lei- si dilegua come essenza, -proprio lei- che, eppure, -proprio come immensa- lei si distingue.
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Giorgia Spurio
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Commenti (1)

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Francesco Rossi1 febbraio 2013

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa che emerge è la rinascita.