Il farfugliare dell'identità
Giorgia Spurio
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È come abisso, il muro,
che sembra dileguarsi,
come aria di oceani
pronti a donare branchie
a nuovi eletti.
E si sembra nudi,
di fronte al deserto, all’elettrica assenza,
un altare al quale non ci son che occhi
senza mani congiunte, senza palpebre
abbassate, ed è come grigio che tocchi
ed abito, sì, -infetto abito diviene-
al quale dito afferra i suoi unici sensi ciechi.
Stoffa che si strappa,
bocca che si tormenta,
e i capelli... quelli che ti avevo detto di non tagliare,
loro stessi stesi alla terra.
E non è panno rosso, nemmeno velo,
neanche colonna, già quella vertebrale,
incapace del suo equilibrio,
-esso che è innato-.
E non è identità, perché lei manca,
eppure –proprio lei- dalla salsedine grida
e gettando ne parla del salmastro velo di un cielo
che non ha colpe ma nemmeno pietà per sé,
eppure –proprio lei- dalle rocce,
dove nascosti i nidi di anziane stelle marine
offrono ad alcioni senza navi un riparo,
-proprio lei-
si dilegua come essenza, -proprio lei-
che, eppure, -proprio come immensa-
lei si distingue.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Francesco Rossi1 febbraio 2013
Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa che emerge è la rinascita.

