Nella stanza
Alboraletti Enrica
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vuota
all’imbrunire dei giorni la casa
e
quando la sera è già notte
lentamente stendo il dolore al mordido cuscino
volgo lo sguardo d’attorno
,di quei paffuti visini montati in lustra cornice
non sento le voci
e quel quadro quel ninnolo
quell’angelo quella corona
profuma ancora di madreperla
era dono della Prima Comunione
del candido ardore l’emozione è ancor bella
,quel vaso è prezioso
quel centrino della dolce nonna
e della mamma
della mamma non vedo niente
ma c’è tutto lì intorno
c’è il suo essere madre
donna
e la sua colonia fresca vera
leggera
buona per la mattina e per la sera
,e la stanza è infinita
mi porta mi trascina lungo tutta la vita
è un labirinto di specchi
troppo logori
vecchi
,ma
anche nell’ultimo frammento rivivo qualcosa
forse è solo il profumo di una rosa
un fiore raccolto un sasso lanciato
o
si quel seme di papà
quello che mi ha regalato
quando alta poco più d ‘un soldo di cacio
lo seguivo lo imitavo e zappavo
per poter piantare una piantina
, era quella d’un grande amore
per l’immenso intorno
senza nessuna distinzione
dal povero al riccone
,giuste erano le regole in vigore
obbedienza dignità rispetto
anche difronte a qualche difetto
,è notte
troppo buio fuori ed io son sola nella stanza
vicino or mi dorme il dolore sul cuscino
©
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L'autore
Alboraletti Enrica
Ho fatto mie ,poche semplici parole, che sono a memore scritte, in epigrafe, sul ceruleo marmo di mia madre. L’UMILTA’LA SEMPLICITA’ DELL’ESSERE, RENDONO L’ UOMO SAGGIO PER QUESTO LIBERO... Eccomi sono così...
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