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Amore 1 febbraio 2013 · lettura 4 min · 5820 letture

Fatalità

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Come uno spettro che piange al sepolcro il terreo palpito del cor d’un verme vado errabondo... e affranto ed inerme verso l’incognita fiamma d’Amor; e mesto e pallido e afflitto io frigno, e grido ai nembi che mai m’ascoltâr... e canto l’ultima strofa del cigno per morir forse, e forse sognar, e sento ‘l dardo del tempo che fugge, e sono irriso, dovunque ischernito... e pur m’è amara quell’acqua che mugge dai quieti cieli del cupo Infinito, e non ho pace, né calma... né porto scorgo da’i turbini dell’ansio mar... e sono l’ombra d’un sogno ch’è morto, ed ai fantasimi debbo tornar. Come una vittima che piange ed urla mi copro ‘l volto coll’ossa d’un folle germe del libero core che volle cangiar il fato in bieco dolor; e sono l’uomo che mèndica Amore, l’orma che vendica l’estro d’un fiore... e son lo spettro che vaga meschino pell’aspre Notti del blando Destino, e son la lugubre pietra tombale che mi rinserra e vivo e immortale... e sono ‘l fango bruttato dal vento che vive sempre dell’ultimo stento, e son l’avello che ride silente come ‘l silenzio del labbro che ‘l sente... e sono ‘l verme che pizzica un sasso, mare di noja, di pena e di lasso. L’avverso dado mi volle mendìco lungo le strade, le selve e le rive... sempre tra’i ghiacci perenni e le vive nevi infocate, tra mille sospir... senza una spene e senza del pane, privo - m’impose - di calde coperte nel truce e gelido vento; e le certe speni sen vanno scontente a dormir. Tu che passi galante nel volto, dolce fiamma che sei passeggera, mi ristora la dolce preghiera, al tuo core ti parli pietà, o almeno mi porgi la mano come segno di viva speranza... o si tacqua la formida danza che al Destino mi lega e sen va. Tu che fuggi commossa nel viso, breve fiamma che sei la mia spera, dammi un pegno di pace, o la sera qui m’inghiotta per sempre, viltà. Sono ‘l mendìco che chiede l’Amore, quando di Notte i cieli son freschi; e sono l’uomo che vaga tra’i deschi dell’aspro Fato in pieno delir. L’alma m’è ignuda... e gela tra’i ghiacci de’i caldi nuvoli, e muojo di brina... e son la vittima turpe e meschina che ‘l destin crudo sen vola a ferir. Datemi Amore, il pane dell’anima perché s’acquietino le scosse vene che van tra’i brividi e tra le pene a librar sangue al solo dolor, perché io possa finir di parlare co’i sordi ciottoli, co’i muti sterpi, perché si fuggano l’avide serpi d’un dado avverso che chiudemi ‘l cor. Datemi Amore, la linfa del gelso che lieto sboccia sul far della vera perché s’acquieti l’avida e fiera spira del Fato che più non sen muor, perché io assapori la libera Vita del sentimento, desiro mordace... e voglio un bacio, e prego la pace... bramo che ‘l pianto si muti in un fior. Sono ‘l Destino che inghiotte la Notte, e son l’istrione che l’orbe beffeggia... sono l’atòmo... un germe... una scheggia e sono l’idra che s’alza ancor più; e sono ‘l Mostro temuto da’i Numi, tu sei mia vittima, dannato poëta. Sentimi ancora... e poscia t’acquieta: ho una sol preda, e questa sei tu. Sono ‘l Destino e sempre t’irrido. Piangi la fiamma! È un tempo che fu!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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