Frammenti
Alboraletti Enrica
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e venne
attesa e voluta
fortemente all'urlar del dolore mai lento
neppur allo scorrer di gocce proibite
nelle quali volevo anch'io annegare
e ti guardavo madre
pregavo al vederti soffrire nell'attesa del tuo morire
e quando candida muta
giacevi nell'eterno dormire
ti vidi in quella diafana luce
eri bella
si bella d'una pelle di seta cangiata al chiaror di pallida luna
e rimasi estasiata
si par che giovane tu fossi diventata
e prima dell'ultimo camminar lento senza che tu movessi d' un passo
un canto mi ruppe la gola
nella stanza colma ma io sola
ti ringraziai di quel dono si bello
che di lacrime gioie sorrisi e fatica
ci ricolma il fardello
E' VITA
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L'autore
Alboraletti Enrica
Ho fatto mie ,poche semplici parole, che sono a memore scritte, in epigrafe, sul ceruleo marmo di mia madre. L’UMILTA’LA SEMPLICITA’ DELL’ESSERE, RENDONO L’ UOMO SAGGIO PER QUESTO LIBERO... Eccomi sono così...
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