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Lunabionda Valentina Di Caro
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Oh amor... se tu sapessi
la vita spesso ti consuma
come un ultimo addome tremante
che alla fine congiunge le mani in preghiera
non v’è commiato
non v’è compassionevole cura
nessuna danza propiziatoria
tra me e te... una ghigliottina appesa alle mura
questa luna stanotte
a cui non so parlar dimenticando
che ancora, seppur morente tu
mi vivi dentro come un canto pregno
che in questo tempio senza pretese adesso
l’organo accorda solo per noi stavolta
perciò ti seguo fino all'arcata
dove angeli involgono anime e petali
tessendo incroci di coincidenze e assoli
del nostro spazio di cui faremo luogo
atemporale e poi deframmentando
scopriremmo d’esser lì da sempre
quand'anche il sempre sarebbe troppo poco
per chi come noi ancor non s'è incontrato
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Commenti (2)
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EnzoL7 febbraio 2013
Una bellissima invocazione d'amore, struggente nelle immagini questo richiamo alla vita, alle proprie totalità ed al dolore che spesso accomuna... adoro il tono utilizzato nel testo, un canto, una preghiera per l'amore lontano; splendido anche il senso di accomunamento in chiusa, che fa di quel luogo ritrovato, un luogo senza spazio né tempo, un qualcosa di eterno e da sempre esistito. una certezza
Francesco Rossi12 febbraio 2013
Non solo invocazione ma poesia pura in versi che si muovono all'unisono con la voce dell'animo.


