Vertice di fuoco
Gianpiero De Tomi
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Vertici di fuoco
bruciate epistole di carne.
Morte, senza pentimento
le cesoie dell'Aldilà
tentano di recidere il vincolo
dell'elusiva angoscia
nella risibile illusione
di famelici ponti oscillanti
ed estenuanti abissi muti.
Menzogna.
Il principio cosmologico
mi viene in aiuto:
sul palcoscenico illuminato
la ballerina nell'estasi
di gotiche piroette
lo scrosciante applauso
mentre il legno scricchiola
ferito dalla nuova investigazione
della mistica teosofica
e lo sguardo cabalistico
di esseri evangelici
trafigge ogni corpo innocente
trasmutando in vacuità
ciglia finte per occhi ciechi.
Un gomitolo di lana rossa
non sopporta la tensione
di una preveggente scelta
si spezza, in riflessi di cristallo
nel ricordo di bestemmie
- che nessun dio potè punire -
lingue sciolte in acido di tempo
e dietro la fuga dell'istinto
soltanto infinite raccolte di libri
città gremite ed inavvicinabili
in balia di piccoli oligoneotteri
dai buffi costumi allegorici
in pienezza della morfogenesi
trasmigrano in verità blasfeme
urlate da scettiche chimere.
La spina nascosta nel fiore
della filosofia neoplatonica
mi lacera la mano
e si accende in fuochi sacri
prima di scardinare
la porta di ghiaccio
prima delle grida di rabbia
del caos dilagante
rimasto su piani inclinati
che oscillano incostanti
dove non c'è fulcro o vincolo
per equilibrare le forze
bilance truccate da impossibili
termini di paragone
ed un ipnotico centro che si allontana
dall'esegesi esistenziale.
L'impellente e psicotica necessità
di metabolizzare con attenzione
i post scriptum di ogni diastole.
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Gianpiero De Tomi
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