Nessun'altra follia fu così mia
Grazia Longo
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Fu follia, con te, l’amore.
Trovar di te l’alterità,
e viverla.
Farla mia.
Nessun’altra follia
è più follia di questa.
Nessun’altra follia fu così mia.
Non ebbi l’audacia dell’umile croco
che succhia terrena linfa,
come fosse materno latte,
dal gelo di gennaio,
e poi sfida i cieli di marzo,
col suo fremente oro.
Né ebbi l’eternità del mare
che è sempre là fuor dalla mia finestra,
eppur sempre ei vaga,
fino ai ghiacciai dell’Antartide
e agli oscuri abissi delle oceaniche fosse.
Caddi nella congiura di radiose albe d’estate,
solstizio di luce e tripudio della carne,
precipitai al centro de’ mille cerchi
c’accolgono il sasso con un tonfo
sulla superficie liscia e immota
di bonaccia azzurra e rosa,
ove si specchiarono,
per un istante, candide ali.
Scomparvi, inghiottita dai miei silenzi,
in quegli abissi che ognuno immagina
a profondità diverse e non ha visitato mai.
E di quelle profondità, scelsi la più ima,
per perdermi nel mio stesso ventre
e divorarmi, da dentro, fino alla pelle
lasciando intatto soltanto il guscio.
Tornai a riva svuotata de’ miei silenzi,
e fui quel guscio,
che portò con seco, l’eco della fine.
Nessuno, da lontano,
può sentir quell’eco
se non s’accosta, con l’orecchio,
alla mia conchiglia vuota
e tace.
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