La linea e il suo disegnatore
Giorgia Spurio
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Dei disegni, hai tra le dita
linee di draghi,
lingue d’inchiostro
tra le rughe, tra l’indice e il pollice.
Si guardò,
come padre alla paglia,
tra le tracce di neve sul carbone
e gli indizi di ghiaccio,
come baci senza rossetto.
Dei ritratti, hai tra gli oli e le tempere
tele di sogni – appesi ai cigli tra le strade delle penombre,
appesi, a ganci, ami che traboccano di buio,
buio steso al cielo-.
-Non abbracciarmi-
È freddo come l’argento sul collo.
-Non abbracciarmi-
È gelato come stelo di brina,
che l’estate non può conoscere.
-Non asciugare lacrime,
che le guance partoriscono,
tra carezze che ha il ferro tra la pelle-.
Delle punte che le mine
hanno delle matite,
stemperate, si mettono in gioco,
e spariscono, i quadretti dal foglio.
-Non disegnarmi-
È addio ogni segno che grafite
abbandona grigio uno schizzo
tra i miei capelli.
-Non unire i punti delle mie rette,
sarà onda che fiume
sfiora impallidita sfumatura,
linea che sola non potrà staccarsi
dal bianco che l’accoglie sul tavolo,
impressa su di un foglio,
e non potrà muovere corpo che non ha,
e non potrà diventare curva né...
né toccare di esilità fina e piana
mano che il suo artista ha dimenticato-
Non invocarmi,
tanto sarò segmento imprigionato,
e nemmeno gli occhi non donati
potranno suggerirmi i tuoi lineamenti,
chiusa, tra gli inesistenti angoli
del tuo errore.
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Giorgia Spurio
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