Lazzaro
Antonio Guarracino
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E le pie donne, misere,
affrante dal dolore
come ultima speranza,
si volsero al Signore:
Maestro, perché mai,
così ci hai abbandonato,
nostro fratello, Lazzaro,
è morto e ci ha lasciato!
Maestro, tu che sei
di una bontà infinita,
tu puoi con un miracolo
riportarlo alla vita!
Così in quella casa
appena che fu giunto
il Signore si pose
ai piedi del defunto.
Orsù! Risorgi, Lazzaro!
Alzati! Su! Cammina!
Son io che te lo ordino
per volontà divina!
Ma Lazzaro al riposo
ormai s'era assuefatto,
restava sempre inerte,
non si muoveva affatto.
Ed il Signore ancora,
invero, un po' seccato:
Lazzaro! Devi fare
come ti ho comandato!
Ma Lazzaro nicchiava,
faceva la manfrina:
proprio non gli piaceva
'sta volontà divina.
Orsù, ti prego, Lazzaro!
non farmi questo torto!
Lo chiedo per piacere,
ormai non sei più morto!
Ed or che la sua tattica
avea sortito effetto
disse, sorgendo, Lazzaro,
seduto in mezzo al letto:
Or' si! Ora va bene!
Parlasti da Signore!:
Sappilo, io faccio tutto...
Con garbo e per favore!!
©
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L'autore
Antonio Guarracino
Ho vissuto la mia infanzia, la mia adolescenza, e parte della mia gioventù, represso ed appartato. Poi circostanze favorevoli sopravvenute e soprattutto un grande desiderio di amore hanno stappato la bottiglia ed è venuta fuori con la spuma frizzante la mia gioia di vivere con gli altri, la mia musica, la mia poesia,
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