Chiedo scusa a mia madre
“Disteso dentro un letto d’ospedale,
quell’angelo che io chiamavo “Mamma”,
un triste pomeriggio di novembre
socchiuse gli occhi e reclinò la testa!
Sparì per sempre dal suo dolce viso
l’immagine gioviale del sorriso.
Sparì l’affetto, la bontà, l’amore,
l’essenza del profumo della vita.
Morì la gioia che nutrivo in cuore.
Purtroppo, nella scala del destino,
o prima o poi, è un gioco della sorte,
s’arriva sempre, all’ultimo gradino,
dov'’è seduta la spietata morte.
Speravo tanto che quel giorno atroce
la raggiungesse nell’età infinita,
invece, all’improvviso, questa croce
m’ha inflitto un’inguaribile ferita!
Adesso, solo adesso, sto sentendo
il vuoto che ha lasciato. E’ tremendo!
Un vuoto spaventoso, triste, orrendo,
perché la mente schiava del ricordo
m’induce al pianto ed alla sofferenza.
Nell’animo ricolmo di tristezza
non può venire la rassegnazione
perché, d’allora, sento un’amarezza,
un senso di colpa e di peccato,
qualcosa che mi brucia come un fuoco,
d’averla amata, ... sempre ... troppo poco! ”.
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L'autore
sergio garbellini
Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d
Commenti (2)
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Rosita Bottigliero21 febbraio 2013
Il vuoto attanaglia, sopprime e nel cuore si spezza la voce... Versi ben stilati. eleganti, tristi...
L
Libera Mastropaolo13 gennaio 2014
Profonda, vera, sentitissima, bella, grande poesia. Un abbraccio e poeta
