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Famiglia 21 febbraio 2013 · lettura 1 min · 2310 letture

Figlio

Angela Fragiacomo 657 poesie pubblicate
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diceva, che non era vero. Occhi semplici sulle ciglia pelle di pelle bianca da quell'attimo di gloria - era mio - ancora; Febbraio moriva di giorni in coda il nido ospitava clemente parvenze di mela matura ancora - le sue ciglia - ora ricoprendo traiettorie di luce come la notte a venire; non era vero niente - così: di silenzi di neve riempiva la bocca - e parlava - e ancora - era nuvola che s'incamminava per sentieri viola tra grida festose in strada - e pareti nocciola dietro gli antichi quadri - e più sotto la pelle dei cuscini, nella grande sala oro
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L'autore
Angela Fragiacomo

Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa. Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono nèi, grazia, volo. Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito, cammina solo e sa quello che vuole. . L'uomo vuol essere pesce

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Commenti (5)

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Elle21 febbraio 2013

una poesia che ha la sua nostalgia che canta dentro... versi che afferrano qualcosa che poi, forse, ebbe un destino diverso (non era vero niente)... Nonostante questa traccia si entra in quella stanza come dentro una persona per abitare ancora la sua pelle.

rita damonte21 febbraio 2013

Secondo il mio giudizio ... non si può defire una poesia bella... (come è stato scritto in bacheca) bella sì...per le parole poeticamente illustrate dall'autrice... ma piuttosto una poesia (NOSTALGICA TRISTE E AMARA) e quì... lo conferla la frase della POETESSA dove dice... (ERA ANCORA MIO)-- (NOM ERA VERO NIENTE) Poesia che traspare di mistero, di amara mancanza e di rimpianto per qualcosa che forse non doveva succedere. e poi la GRANDE SALA D'ORO... può interpretare tanti luoghi. Questa è la mia sensazione personale e me ne scuso se avessi interpretato male l'opera. forse una nota di spiegazione sottostante la poesia non guastava.

EnzoL21 febbraio 2013

in una poesia del genere, bisogna leggere tra le righe, il cercar di interpretare completamente il sentire dell'autrice (come in ogni poesia) a meno ché non sia semplice descrittiva, è impossibile. In questa ci si può leggere molto e molto, a esser sincero non sento amarezza, ma una pacata nostalgia, quella strana sensazione che prende quando si osserva il proprio figlio/a crescere ed inesorabilmente allontanarsi dal 'nido' (parvenze di mela matura) come ad indicare la classica 'finta' (non completa) maturità di un ragazzo giovane. Agraziata nel suo dire lascia spazio, come una buona poesia deve fare. I romanzi sono altra cosa, ottima

Stefano Acierno21 febbraio 2013

le sue ciglia sono la spiegazione che ne traevi e che a noi non è dato sapere. Comunque coinvolgente

Paola Galli23 febbraio 2013

mi dà la sensazione di un guardare attraverso il tempo che passa il crescere ed il camminare d'un figlio verso la vita, verso una fase più matura, l'osservare attento ed amorevole d'una madre attraverso l'occhio dalle lunghe ciglia e la pelle candida dell'innocenza!! la paura forse per un tempo che verrà ed il rimpianto per ciò che sfugge troppo presto!! questo ci ho visto difficile capire se sia giusto o meno, ma c'è sicuramente amore materno e tenerezza!!