La leggenda di Rasima
Lunga la treccia
Rasima portava
e di cerbiatta eran
gli occhi suoi
sottile era
la sua linea al vento
come quella d’orizzonte
quando il cielo minacciava.
Schiusa s’era com’al giorno
del cuor suo la porta
Per il nuovo arrivato
i sogni e le attese
al tramonto lanciava
E nella piana ai ciottoli
del suo amor raccontava
Non giunse l’estate
di quella primavera
Ché sotto le lapidi
per sempre si spensero
Le luci ed i sogni
e dal sangue versato
nacque un fiore
che d’Ilio divenne ...
rosa perenne
Da lacrime aspersa
del nuovo arrivato.
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Commenti (1)
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Gaia22 Tiziana Porcelli17 giugno 2014
Mi sembra di vederla quella figura di giovane donna... Mentre leggevo lentamente i versi ne visualizzavo appieno il contenuto. Un amore appena nato, intenso ma non vissuto, un amore che al suo nascere, in quella primavera ha trovato il suo finire terreno ma non nel cuore e nemmeno della mente di quel giovane... Un amore che non ha potuto vivere la gioia piena ma solo lo strazio e il dolore di chi quelle lacrime su quel fiore ha poi versato. Letta con apprezzamento, così l'ho sentita.

