Giù in cantina
Han gli occhi inveterati
guardan fuori quel che accade
alita la noia sui vetri appannati
dentro in cantina si scende.
Marmellate e conserve riempiono la dispensa
di vetro fragile i barattoli in fila
si spande il profumo d'estati passate
nei colori accesi lo sguardo si posa.
Ci sono cenci e tele di ragno
sotto la polvere dimora un piccolo mondo
passato in disuso ricorda anni giovani e belli
eroi da combattimento spiriti ribelli.
Oggi stanco delle imposture
scendo per restar solo, fuggire
da quel che mi si imbocca
al buio però resto chiudendo la bocca.
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Commenti (3)
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Gentiana Marika26 febbraio 2013
Bellissima metafora quella della cantina, la cantina del proprio essere dove si scende per esplorare una miriade di cose, sensazioni, condizioni, tra profumi di marmellate, fantasmi ribelli e ragnatele che rivestono le pareti umide, dove la voce s'ammutolisce e c'è solo profonda riflessione. Ottima poetica come quest'autore sa sempre regalare.
Stefano Drakul Canepa26 febbraio 2013
una casa, una stanza, è il nostro mondo a volte di fantasia, a volte di realtà...siamo noi coi nostri fantasmi e i nostri pensieri... originalissima e interessante poesia
EnzoL27 febbraio 2013
Una bella discesa tra i ricordi e le emozioni, nella vita che ha formato il proprio essere che è propulsione a slanci passati. la giusta solitudine dal fuori e anche dal se stesso sociale. Bella poesia


