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Impressioni 26 febbraio 2013 · lettura 2 min · 4088 letture

I timpani dell'Orchestra

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Tamburi, come di cornamuse e di sangue, vibrano come di polso alla pressione del sodalizio. Volti che di bianco hanno diversi, lontani, se non passati ispanici i versi, di libri dimenticati, tra polvere che riveste scaffali e lì si sposta, -sposa-, come di quel velo che avevano i vergini al peplo davanti al tempio, quando sacrificio diventava ammenda alla penitenza. E suonano, -sentili- Scorticano, mormorano, tolgono la pelle anche alla luna. -Dio, ascoltali- Hanno come la cera che sciolta spegne la candela, quel fuoco che accese Atene, e si mescolò come di cicuta tra statue che non potevano muovere né gambe né soldati. Muscoli che solcano le emozioni nelle vene come le navi lungo il canale che è di Suez. E si squarta, come di torace, e riversa la pulsazione del cuore viola in mano come cavaliere ubriaco e stanco, tra gli scheletri delle giovani locandiere. -Dio, piangi- Hanno come la corsa dei crini, e di animali impazziti, perché lo zoo degli umani non può più avere sbarre. -Dio, per favore, vibra anche tu nell’aria insieme alla tempesta e di questa la sua solenne freddezza, perché essa è anche orrida, -dolce e macabra- così come di meraviglia è musica che spalanca dalle terrazze dell’Alto la sua potente Orchestra.
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Giorgia Spurio
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